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Basket & inclusione sociale: a Bologna ci pensano due brindisini

di Giovanni Membola

Il basket come veicolo per tutelare un luogo di aggregazione e per favorire l’integrazione educativa, sportiva e sociale di italiani e stranieri. È questo l’obiettivo principale dell’associazione bolognese “Regaz dei Fava” (Ragazzi dei Giardini Fava), una comunità di oltre un centinaio di elementi provenienti da quartieri e nazionalità diverse che hanno deciso di unirsi per la riqualificazione del giardino pubblico vicino la stazione del capoluogo felsineo, con trascorsi poco felici, compresa la valorizzazione del campetto di pallacanestro a libera fruizione presente al suo interno. Una mission difficile portata a termine con successo grazie soprattutto al fattivo contribuito dei brindisini Giuseppe Romano e Simone Altavilla, due dei nove fondatori di questo eccezionale gruppo di ragazzi, capaci di promuovere l’inclusione sociale tra italiani e i diversi gruppi etnici che frequentano assiduamente il playground, cuore pulsante dell’area verde dedicata a Graziella Fava, vittima di un attentato alla sede del sindacato dei giornalisti nel 1979.

Sino ad alcuni anni fa su una parte del campetto giocavano una folta collettività di filippini, sull’altro canestro si divertivano gli studenti universitari italiani, poi grazie alla sinergia creata dalla comune passione per la pallacanestro, i due gruppi si sono integrati creando nuove regole e abitudini: insieme hanno organizzato tornei e altre iniziative, avendo sempre cura di questo importante luogo di aggregazione e di integrazione, soprattutto per chi arriva dall’estero. “La svolta definitiva si è avuta nell’agosto del 2018, quando abbiamo avuto il piacere di conoscere il fotoreporter francese Fx Rougeot – raccontano Giuseppe e Simone, grandi appassionati della palla a spicchi e assidui frequentatori dell’area di gioco – il noto artista era impegnato da circa dieci anni nel suo reportage fotografico in giro per il mondo sul basket giocato in strada e nei campetti. Lo abbiamo contattato attraverso i social e lui ha accettato il nostro invito a fermarsi a Brindisi, dove era di passaggio prima di imbarcarsi su un traghetto diretto a Corfù. Era in tour nei diversi paesi dell’area del Mediterraneo e non aveva previsto di fermarsi qui da noi, siamo riusciti a convincerlo ed è rimasto nostro ospite per circa dieci giorni, durante i quali ha conosciuto ed apprezzato i luoghi simbolo della città, oltre naturalmente a scattare tante foto nei campi di basket regolarmente frequentati dai brindisini: Malcarne, Bozzano e al Parco Cesare Braico”.

Non è stato difficile a quel punto per Giuseppe e Simone convincere l’artista e giornalista transalpino a recarsi al playground dei Giardini Fava di Bologna, proprio per integrare il progetto fotografico denominato United Ballers, “ci è tornato diverse volte, ha scattato tantissime foto proprio perché è stato conquistato sin da subito da questo luogo speciale, soprattutto dalla straordinaria commistione di persone, di culture e situazioni sociali diverse ‘livellate’ dalla comune passione per la pallacanestro”. L’inconsueta sinergia che qui si respira regolarmente è stata fissata nei suoi numerosi scatti, poi esposti in una apposita mostra, immagini che hanno suscitato grandissimo interesse tra i cittadini e le autorità locali. Tutto ciò ha determinato la decisione di costituirsi in una associazione, senza obbligo di tesseramento, e quindi trovare una proficua collaborazione con le istituzioni, in particolare con l’assessorato allo sport, che insieme alla Red Bull ha deciso di investire dei fondi per rimettere a nuovo il campetto. Sul rettangolo di gioco è stato disegnato un enorme Nettuno che nel braccio sinistro tiene stretto il tridente e gli altri simboli della città, la Torre degli Asinelli e la Garisenda, mentre con la destra tiene una palla da basket.

Un grande risultato, forse inaspettato, frutto di impegno, passione e specialmente di un ottimo lavoro “di rete” tra istituzioni e associazioni. Oggi questo luogo rappresenta un eccezionale modello di sperimentazione educativa, sportiva e sociale, chiunque può recarsi al campetto e giocare a basket all’aria aperta, tutti sono benvenuti, basta mettersi in fila e segnare i tiri liberi per aver diritto a giocare una partita quattro contro quattro su metà campo.

Oltre a Giuseppe Romano e Simone Altavilla, entrambi ex studenti universitari e oggi lavoratori nella “Dotta” Bologna, ci sono altri brindisini che regolarmente si recano al campo e trascorrono in compagnia alcune ore o interi pomeriggi, anche solo per scambiare opinioni con nuovi amici, tra loro Nicola Incampo, Danilo Costabile e Gianmarco Landi, detto “il professore” (è un apprezzato analista finanziario ed esperto in geopolitica). Qui, infatti, convergono tanti ragazzi italiani e stranieri di età compresa tra i tredici e i cinquant’anni, alcuni sono solo di passaggio, talvolta si sono visti persino alcuni professionisti di serie A o ex giocatori NBA, interessati all’idea di testimoniare quello che è, nell’immaginario collettivo, il mondo del basketball americano.

Il coloratissimo playground del Parco Fava basta vederlo che fa venire voglia di giocare, è divenuto famoso perché richiama e unisce tante belle energie, uno spazio che attraverso lo sport combatte efficacemente discriminazione e violenza, e non solo: è un contenitore di eventi e di tante iniziative diverse dedicate ad un percorso di inclusione sociale tramite l’attività sportiva, culturale e ricreativa, come il “Cinema al campetto” con proiezioni di film e documentari riguardanti il basket, o progetti che cercano di coniugare lo sport con la musica e l’arte, coinvolgendo anche i residenti del quartiere. Inoltre, quest’anno la Red Bull ha deciso di far disputare proprio su questo campo una delle tappe del tour ‘Red Bull Half Court’, il famoso torneo di basket tre contro tre ad un solo canestro, ma soprattutto la coinvolgente fase nazionale che ha decretato le due formazioni, maschili e femminili, che disputeranno a settembre le finali mondiali al Cairo.

Giuseppe Romano abita nei pressi dei giardini, pertanto si considera come una sorta di custode di questo importante bene comune, mentre Simone Altavilla si occupa della comunicazione social e dei vari progetti grafici dei Regaz dei Fava, entrambi sono stati davvero bravi a fare squadra con gli altri fondatori e i membri attivi dell’associazione bolognese, insieme hanno messo a frutto l’intuizione del fotografo francese Fx Rougeot: prendere consapevolezza del potenziale sociale di un luogo aggregativo interculturale e di fare qualcosa di importante per tutelarlo e rendere l’ambiente sicuro e piacevole non solo per i talenti sportivi, ma anche per tutti coloro che vogliono integrarsi nella legalità.

È certamente il più importante canestro messo a referto da questi straordinari ragazzi dai sani valori e forti principi di solidarietà e uguaglianza, che si sono assunti l’impegno e la responsabilità di realizzare numerosi obiettivi inclusivi e culturali, proprio in quella che è considerata la Basket City italiana.

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