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Cellulari e droga nello zucchero destinati a boss di Camorra e ‘Ndrangheta: 5 arresti

Telefoni cellulari, nascosti nei sacchi dello zucchero, destinati ai detenuti dell’area di massima sicurezza del carcere di Bologna. La polizia penitenziaria insieme alla polizia, come riferisce Il Resto del Carlino, ha portato a termine ieri una operazione per contrastare il mercato clandestino di droga e telefoni cellulari alla Dozza.  Cinque le persone arrestate: quattro detenuti, legati a quanto si apprende a Camorra e ‘Ndrangheta, e anche un 40enne italiano dipendente di una ditta che ha in gestione il sopravvitto. Rinvenuti, durante l’accertamento che ha passato al setaccio anche sezioni dell’alta sicurezza della casa circondariale, sostanze stupefacenti e tredici telefoni cellulari. Secondo quanto rivelato falla indagini, a portare in carcere gli apparecchi sarebbe stato il 40enne che li avrebbe distribuiti all’interno dei sacchi di zucchero.

Il nucleo investigativo della polizia penitenziaria e la squadra mobile della polizia di Stato di Bologna hanno individuato e interrotto un mercato clandestino di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti all’interno del carcere bolognese della Dozza.Le indagini hanno portato all’arresto di cinque persone: quattro detenuti, legati a clan di camorra e ‘ndrangheta, e un uomo di 40 anni dipendente della ditta esterna che ha in gestione il servizio di sopravvitto, che secondo l’accusa si sarebbe occupato di far entrare nella casa circondariale i telefoni nascondendoli in grandi sacchi di zucchero.

Passando al setaccio alcuni settori del carcere, tra cui anche la sezione di alta sicurezza, la polizia ha trovato un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti (destinato all’attività di spaccio tra i reclusi) e ben tredici telefoni cellulari, che sarebbero serviti per consentire a detenuti legati alla criminalità organizzata di mantenere i contatti con l’esterno.

Per Domenico Maldarizzi, segretario nazionale della Uil PA Polizia Penitenziaria, l’operazione “è potuta avvenire grazie alla grande professionalità del reparto di polizia penitenziaria della “Rocco D’Amato”, che in maniera incessante porta avanti una lotta senza quartiere per bloccare l’ingresso di materiale proibito nel penitenziario”.

“Purtroppo – ha aggiunto Maldarizzi – gli sforzi degli agenti per affermare la legalità e il rispetto delle regole all’interno del carcere trovano molte difficoltà a causa del sovraffollamento di detenuti e della carenza dell’organico di polizia penitenziaria. Da tempo chiediamo all’amministrazione penitenziaria di contrastare l’utilizzo dei telefonini da parte dei detenuti mettendo in campo delle apparecchiature che permettano di disturbare o inibire la trasmissione o la ricezione dei cellulari per renderli inutilizzabili; invece no, mentre i delinquenti fanno uso di ogni mezzo, compresi anche piccoli droni (pilotati dall’esterno) per far entrare direttamente nelle loro stanze materiale vietato (telefoni, droga, etc.), i poliziotti non hanno nessuna arma a disposizione se non l’intelligenza e la professionalità”.

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