Chi non vuole vaccinarsi si faccia da parte

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Foto Cecilia Fabiano/LaPresse

Libertà e responsabilità

Non siamo più disposti ad accettare restrizioni per colpa di chi rifiuta il vaccino e sceglie così di uscire dalla vita sociale. Sì al green pass

Sono sicura che quei centoventimila morti di Covid avrebbero fatto volentieri il vaccino se avessero potuto, e che avrebbero certamente voluto una possibilità di rimanere vivi e continuare ad amare i propri cari, ridere ed emozionarsi per una telefonata o un incontro. E sono certa che i loro familiari li avrebbero accompagnati volentieri a vaccinarsi, felici di proteggerli da quel virus infame con le punte a forma di corona ma che di nobile non ha nulla. E’ surreale la discussione alla quale assistiamo nel nostro paese, ed è terribile pensare al fatto che l’Africa stia morendo perché non ha le dosi. Nel nostro paese ci sono già dei vaccini che devono essere assunti obbligatoriamente e quindi non esistono un problema costituzionale o un impedimento giuridico: esiste solo l’egoismo delle persone, e questo egoismo ha un prezzo che sinceramente penso sia ora venga pagato da chi decide di non immunizzarsi.

Abbiamo passato due estati e due inverni con restrizioni più o meno rigide, i più piccoli non hanno potuto fare attività sportive e sono stati inchiodati ai loro pc per frequentare le lezioni e i nostri giovani hanno dovuto rinunciare ai loro primi vagiti di libertà e ribellione; donne e bambini hanno subìto le violenze domestiche senza poter nemmeno contare sulle poche ore di sollievo fuori di casa, le famiglie già sull’orlo della povertà sono precipitate in condizioni di povertà assoluta, e quel lavoro nero ipocritamente accettato a volte era l’unica entrata per mettere un piatto di pasta a tavola, come le mense scolastiche erano l’unico appuntamento con il cibo per molti ragazzi. Ecco ora tocca a voi, a voi che non volete vaccinarvi. Sarete voi a rimanere chiusi in casa, sarete voi a non andare al cinema, a teatro e nei ristoranti, sarete voi a non andare ai concerti e concordo con Confindustria: sarete voi a non andare al lavoro perché io e la mia famiglia, noi con le nostre vite, abbiamo già dato.

Io non credo che accetterò altre restrizioni e lo farò con uno spirito di disobbedienza civile. Inviterò quelli come me che si sono vaccinati e che hanno rispettato le regole a fare lo stesso: più di 60 milioni di dosi sono state inoculate, più del 50 per cento degli italiani ha fatto anche la seconda dose completando il ciclo e quindi ecco, noi il nostro dovere l’abbiamo fatto e ora credo sia arrivato il momento anche per noi di pretendere i nostri diritti. Voi che pretendete di avere il diritto di non vaccinarvi ora dovete assolvere a un dovere, ovvero quello di farvi in là e farci vivere una vita che non sarà certamente più come quella di prima, ma che potrà ridare una speranza di libertà anche a chi non potrà vaccinarsi ma ha il diritto di essere tutelato da chi invece è nella condizione fisica di farlo.

Ci sono delle persone care vicino a me che non vogliono vaccinarsi perché vogliono attendere non si sa bene che cosa, e con tutto l’amore che ho nel cuore non capisco la loro posizione. Accetto la scelta – anche se non la condivido – ma sono loro che scelgono in questo modo di uscire dalla vita sociale e non è tollerabile che si venga trascinati tutti in questa lucida follia. Io non ho deciso di uscire dalla società e dalle relazioni sociali, e non posso farmi limitare da chi ha deciso diversamente. Non è più possibile, non dopo tutto quello che abbiamo passato. La libertà degli altri finisce dove inizia la nostra, è una frase retoricamente vera, e se qualcuno sceglie di non avere il green pass per la scuola, il lavoro e tutti quei luoghi di socialità la responsabilità è personale, non dello stato.

Rosaria Iardino

Presidente Fondazione The Bridge