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“Cillo” Ricco, Prassede e il loro Caffè Ausonia

di Giovanni Membola per il7 Magazine

Con una tazzina dopo l’altra, tra tradizione e innovazione, si è costruita la storia di uno dei caffè più amati della città. In questo modo il Bar Ausonia è divenuto negli anni un salotto della degustazione e del tempo libero nel pieno centro cittadino. La gloriosa attività commerciale prese il via nel 1963 con una licenza di esercizio acquistata per 450mila lire da una trattoria che era sul lungomare, e da sessant’anni continua a rappresentare uno dei principali luoghi di ritrovo sempre molto frequentato, a qualsiasi ora del giorno.

Tutto ebbe inizio con Francesco Ricco, il suo era un sogno, un’idea che diventava sempre più ricorrente col passare del tempo, una passione che doveva necessariamente seguire il suo flusso. Riuscì a realizzare questo desiderio grazie al fondamentale contributo del suocero Raffaele Manfreda, titolare del noto negozio di calzature (vedi il n.245 dell’8/4/22 del magazine), l’imprenditore volle acquistare il locale in costruzione e permettere l’apertura di quello che poi divenne uno dei più apprezzati bar e caffetteria di Brindisi.

“Cillo” Ricco aveva provato altri mestieri in precedenza: si era adoperato in una officina meccanica, poi provò a fare l’autista di autovetture e a fornire un servizio di autonoleggio, ma sapeva bene che non era quella la strada che voleva percorrere. Dopo gli anni della guerra (era stato al fronte in Libia, rischiando molto), aveva deciso di aprire un negozio di coloniali sotto il portico di piazza Sedile, quasi di fronte alla demolita Torre dell’Orologio, però si lavorava poco. La grande voglia di aprire un bar era sempre lì, presente nella sua testa. Aveva anche individuato due piccoli locali su Corso Roma, fu il suocero a sconsigliarlo nella scelta e poi a trovargli la soluzione giusta.

Prassede alla cassa negli anni Sessanta

Il Caffè Ausonia deve il suo nome ad una delle tante navi traghetto, probabilmente la più bella, che negli anni Cinquanta e Sessanta solcavano l’Adriatico tra Brindisi e la Grecia. L’idea e la scelta furono di sua moglie Prassede, compagna di vita e ininterrottamente al suo fianco anche nella conduzione dell’esercizio pubblico. Le immagini d’epoca la mostrano sempre sorridente alla cassa del bar, attenta e zelante a gestire clienti e personale, mentre il marito si occupava principalmente delle varie forniture e della preparazione dei rinomati gelati, fatti con soli prodotti naturali. “Nulla a che vedere con quello che si trova oggi – ci spiega con decisione il sig. Francesco – si utilizzava solo latte di alta qualità, aveva tutto un altro sapore, se ne consumavano oltre venticinque litri al giorno per gelati e cappuccini”. Con il suo tipico grembiulino, Cillo provvedeva anche all’attenta e scrupolosa macinazione del caffè, “è necessario saper raggiungere la grana giusta – afferma – è un fattore determinante per ottenere un’estrazione ottimale e assaporare tutti gli aromi dell’espresso”. Le miscele venivano fornite dall’allora piccola torrefazione Quarta che era all’interno di un bar del centro storico di Lecce, un marchio divenuto negli anni uno dei simboli dell’intero Salento. Fu scelto perché si credeva in questo prodotto, “con Antonio Quarta abbiamo avviato sin da subito una proficua collaborazione – afferma – posso dire di aver contribuito, con la mia attività, alla crescita e al grande successo dei suoi prodotti. Di caffè ne utilizzavamo più di quattro chili al giorno, venivano servite 5-600 tazzine di espresso, senza considerare i pacchi interi che si vendevano ai privati o ai tanti greci che transitavano da Brindisi”.

L’Ausonia ebbe sin da subito un grande successo, fu il primo bar ad avere una lavastoviglie e divenne rinomato anche per la squisita pasticceria. Ogni giorno prendevano forma una varietà di creazioni artigianali poi esposte in maniera gradevole nelle vetrine, pronte a deliziare i palati più golosi: torte, dolci e paste in formato classico realizzate esclusivamente con materie prime fresche e genuine. Era un autentico punto di riferimento, luogo ideale d’incontro, dove assaporare una deliziosa colazione o un aperitivo e stuzzichini veloci. Apriva poco dopo le 4.30 del mattino e sino all’una di notte lavorava ininterrottamente, servendo tantissimi clienti. Il primo era il custode del cimitero, puntuale alle cinque del mattino a ordinare la sua tazzina di caffè al banco, non mancava mai. “Poi man mano giungevano gli impiegati della cooperativa dei portuali, quelli della Camera di Commercio, i militari della capitaneria di porto, i vigili urbani, i tecnici della Sip e dell’Enel e tanti altri ancora” racconta Prassede Manfreda, all’epoca proprietaria e titolare dell’attività. “Su una sedia nell’angolo esterno, sotto il porticato, il distributore di giornali depositava i quotidiani per la vicina edicola di Vittorio Pezzuto, e alcuni dei nostri primi clienti prendevano la loro copia e lasciavano lì i soldi, tutto si svolgeva con regolarità, nessuno ne ha mai approfittato”. Nel periodo natalizio non potevano mancare gli omaggi a tutti clienti, e non solo per gli assidui frequentatori, di solito veniva regalata una bottiglietta da 250 ml di Vecchia Romagna, molto gradita soprattutto dai collezionisti, alcuni di loro ne conservano ancora qualche esemplare. La nota marca di liquore, insieme ad altre famose etichette, spumanti e bottiglie di pregiati champagne, erano sempre disponibili in questo bar, “ne ordinavo diversi pacchi e le pagavo subito, in questo modo riuscivo a spuntare un prezzo conveniente per me e i miei clienti affezionati, che venivano per rifornirsi o per ordinare confezioni regalo e cassette personalizzate”.

Cillo e Prassede oggi

All’esterno si sistemavano i tavolini, una ventina su Corso Garibaldi, sei sotto il porticato di via Amena, dove si organizzavano talvolta piccoli ricevimenti per festeggiare compleanni, battesimi e prime comunioni. Non sono mancati i personaggi illustri e tanti volti noti dello spettacolo, sarebbe impossibile elencarli tutti, soprattutto nel periodo estivo, quando i turisti di passaggio erano davvero tanti (da Brindisi partivano più di quindici traghetti al giorno per la Grecia) e il locale a pochi passi dal molo d’imbarco si affollava di gente di ogni età. “Questo non ci spaventava, anzi, si lavorava tanto e bene – confermano i coniugi Ricco – oltre a noi, qui operavano altre 5-6 persone tra baristi, aiutanti al banco e camerieri, era necessario offrire un buon servizio ad una città stracolma di gente e di vacanzieri, eravamo tanto impegnati ma anche molto felici”. Dell’ampia gamma di clientela che regolarmente frequentava il bar, facevano parte dirigenti d’impresa, politici, avvocati e personalità di spicco della città, ma pure alcuni tra i più noti contrabbandieri di sigarette di quegli anni, “però si sono sempre comportati correttamente, rispettavano gli altri clienti e non hanno mai creato problemi, anzi”. Il segreto è stato anche questo: saper accogliere tutti, senza mai presentarsi al pubblico come un ambiente esclusivo o selettivo. Un valido esempio di tanta considerazione si manifestò in occasione di una chiusura ordinata per un cavillo burocratico, poi risultato falso: in tanti si indignarono e chiesero a gran voce l’immediata riapertura del bar, un evento che suscitò grande scalpore in città, tanto che dopo solo cinque giorni l’esercizio riaprì regolarmente.

L’esterno del bar negli anni Settanta

Poi i sopraggiunti problemi di salute impedirono a Cillo di continuare in questa impegnativa attività, si decise così di conservare la proprietà e lasciare la conduzione del bar a due dei loro storici dipendenti, Antonio Costantini e Osvaldo Caponoce; oggi è il figlio di quest’ultimo, Carmelo, a gestire l’avviato esercizio, continuando così la lunga tradizione di cortesia e professionalità.

Francesco “Cillo” Ricco lo scorso 17 marzo ha festeggiato il suo primo secolo di vita, ma l’età per lui non conta, resta sempre quella persona simpatica ed ironica di sempre, i suoi lucidissimi e numerosi ricordi, precisi e ricchi di dettagli, sa raccontarli con particolare trasporto, ascoltarlo è un vero piacere. Immancabili le sue quotidiane passeggiate al corso, dove la gente lo riconosce e lo saluta con grande rispetto, al suo fianco la moglie Prassede, la mente e l’organizzatrice di tanto successo, una coppia che ha saputo gestire il rapporto privato e lavorativo in un perfetto mix fra affinità, condivisione e complementarità.

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