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Circe della Miller con Rosalba Di Girolamo e Lorenzo Sarcinelli

A volte è davvero difficile guardare un personaggio che nell’immaginario comune è una maga, un’ammaliatrice di uomini, una strega, con occhi nuovi e cogliere in essa la sua forza umana.

Ebbene in questo spettacolo è questo che lo spettatore deve fare.

Un nuovo sguardo per Circe che giganteggia sul palco raccontandosi, passando attraverso dolori terribili ed affrontandoli con forza.

Cacciata dal padre, odiata dalla sorella, abbandonata dall’umano che ama, non accettata dall’adorato figlio; fragile ed indistruttibile, affronta mostri, dei, sentimenti con la stessa paura coraggiosa di chi sa che, il più delle volte, non si combatte per vincere, ma per sopravvivere. 

Una donna capace di piegare la realtà ai propri desideri, ma schiacciata dal fardello insostenibile dell’immortalità.

Si fa spazio il suo lato umano mentre racconta i suoi rapporti con gli altri, con gli uomini che non sono come suo padre e, quindi, mai amati veramente.

La Di Girolamo restituisce i mille volti di Circe ed il coro dei personaggi femminili

che costellano la sua vita e lo fa con una presenza scenica dirompente.

Cambia toni, registri, sfumature con una grande forza, anche visiva, che rende molto valida tutta la sua interpretazione.

Con la Di Girolamo sul palco Lorenzo Sarcinelli, chiamato al difficile compito di interpretare tutti i personaggi maschili,

che riesce ad essere credibile in tutti formando con Circe un binomio scenico solido e convincente.

La scena, essenziale, si compone di telai e specchi che aiutano gli attori a dipanare la tela della loro storia. Ottimo disegno registico di Annamaria Russo, autrice con la Di Girolamo anche dell’adattamento del testo, che valorizza ogni passaggio dello spettacolo accompagnando gli attori e guidandoli con sapienza.

Poteva sembrare un azzardo restituire i tanti personaggi del romanzo con due soli attori invece l’idea si dimostra vincente.

Colpisce l’eleganza dei gesti dei due attori che plasmano ogni personaggio con l’abilità dei maestri cesellatori.

Questa Circe è un’ammaliatrice del pubblico, presente numerosissimo all’orto botanico di Napoli per la rassegna Brividi d’estate con la produzione del Pozzo e il pendolo, con la sua inquietante e magnetica presenza.

Le musiche accompagnano il racconto in maniera giusta, e non si tratta delle musiche tradizionali del mondo epico e mitologico, ma di rock puro che ben si sposa con questi personaggi forti, decisi. Unici.

Dopo essere stata un’immortale cosa desidera, davvero, Circe?

Lei vuole essere umana e riesce ad ottenere anche questo.

Che potenza questa Circe nella sceneggiatura, nella resa attoriale dei due protagonisti, nella regia, uno splendido spettacolo da non perdere.

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