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Come si adotta un bambino in Italia: lo scontro Meloni-Letta, il dibattito su coppie gay e single – Il Riformista

Giorgia Meloni ed Enrico Letta si sono infervorati soprattutto sulle adozioni gay. La leader di Fratelli d’Italia e il segretario del Partito Democratico hanno avuto un confronto in diretta su Corriere Tv. Le posizioni sono rimaste invariate con la leader del centrodestra, in netto vantaggio su tutti gli altri partiti nelle proiezioni di voto, che ha ribadito che “un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà”. E il segretario dem ha replicato che “quello che conta è l’amore” e che “tu normi cosa è amore e cosa non è”.

Le norme italiane stabiliscono al momento che le uniche coppie che possono adottare un bambino sono coppie eterosessuali e coniugate. Non esiste al momento possibilità per genitori single o conviventi. I requisiti sono gli stessi per l’adozione nazionale e per quella internazionale, dettati dall’articolo 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001) che disciplina adozione e affidamento. “L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare”, si legge nel testo della norma.

Quali sono i requisiti per adottare un bambino

Gli aspiranti genitori devono essere sposati da almeno tre anni oppure, se il matrimonio è stato contratto di recente, la coppia deve aver convissuto continuativamente per almeno tre anni prima del matrimonio. La differenza minima tra adottante e adottato deve essere di 18 anni, la differenza massima di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l’altro. Quest’ultimo limite è derogato se i coniugi adottano due o più fratelli contemporaneamente, se l’adozione riguarda un fratello o una sorella di un minore già adottato dalla stessa coppia o se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. “I limiti di età introdotti dalla legge hanno lo scopo di garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo e seguirlo fino all’età adulta, in una condizione analoga a quella di una genitorialità naturale”, si legge sul sito della Commissione Adozioni del governo. Altre deroghe sono previste se il piccolo soffre di qualche malattia.

Come adottare un bambino

La coppia deve presentare domanda presso il tribunale per i minorenni cui di solito bisogna allegare dei documenti (come per esempio la dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei “futuri nonni adottivi”) che però possono cambiare da tribunale a tribunale. Il giudice minorile esamina la domanda e, qualora dovesse ritenere la coppia idonea, trasmette i documenti ai servizi sociali territoriali. Gli assistenti sociali a questo punto fissano una serie di incontri per conoscere la coppia, anche tramite indagini mediche e psicologiche, e infine trasmettono la loro relazione al tribunale per i minorenni che ha altri due mesi di tempo per rilasciare il decreto di idoneità all’adozione.

Le coppie ritenute idonee entrano in una lista. A questo punto comincia l’attesa per l’abbinamento con un minore dichiarato adottabile dal tribunale. Dopo un periodo in cui la coppia e il bambino cominciano a conoscersi comincia l’affidamento preadottivo, lungo almeno dodici mesi, che culmina in una relazione dei servizi sociali al giudice minorile competente. Con quest’ultimo atto l’adozione nazionale diventa definitiva.

Quanto tempo ci vuole per adottare un bambino

I tempi dall’inizio delle pratiche all’entrata del bambino in famiglia possono variare sensibilmente da caso a caso. “L’attesa media si aggira sui due anni e mezzo dal momento della dichiarazione di idoneità e di solito si allunga se in famiglia è già presente un figlio biologico, perché in questo caso la legge impone cautele maggiori a sua tutela”, ha spiegato a Nostro Figlio Daniela Bertolusso, dell’associazione torinese Amici di Don Bosco, uno degli enti autorizzati a supportare le coppie nel percorso di adozione internazionale. Sulla tempistica influisce anche l’età dell’adottato: di solito più il bambino è grande, più rapidi sono i tempi.

Come funziona l’adozione internazionale

Quando una coppia viene dichiarata idonea all’adozione internazionale, ha un anno di tempo per scegliere uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali che seguiranno i coniugi nei rapporti con il Paese del bambino, nella formazione, nell’assistenza post adozione. Si tratta di associazioni e onlus iscritte in un apposito albo. Quando il bambino è stato individuato si svolgono degli incontri conoscitivi nel Paese natale del minore. Alla fine una documentazione viene fornita alla Commissione italiana per le adozioni internazionali per autorizzare l’ingresso e la permanenza in Italia del bambino adottato, che automaticamente diventa cittadino italiano e membro effettivo della famiglia. In caso di adozione internazionale si devono sostenere le spese relative all’ente che assiste i genitori nel loro percorso.

Come funziona l’affidamento

L’affidamento di bambini è anche quello regolato dalla “legge n. 184 del 1983, con successive modifiche (legge n. 149 del 28 marzo 2001), che dispone del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo”. A differenza dell’adozione riguarda un periodo di tempo limitato. I bambini possono essere dati in affido dai 2 ai 17 anni compiuti fino a 24 mesi con possibilità di rinnovo. Per i neonati il periodo è più breve ma configura una pre-adozione. Si può trattare di un affidamento consensuale, e quindi con il consenso dei genitori, o di un affidamento giudiziale, quando scaturisce da una segnalazione dei servizi sociali al Tribunale dei Minorenni.

La maggior parte delle volte l’affidamento viene concesso ai parenti della famiglia di origine. Le coppie o i single che vogliono un bambino in affidamento possono rivolgersi a strutture ed enti appositi come ai servizi sociali. L’idoneità viene stabilità nelle possibilità di garantire tempi e spazi per il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e nei mezzi economici di chi richiede. Gli affidatari, cui viene corrisposto un contributo economico svincolato dal reddito, devono anche mantenere rapporti con la famiglia di origine e favorire il reinserimento del minore.

Una fattispecie particolare: quando single accedono all’affidamento, e il bambino presenta una disabilità e viene rifiutato da altre famiglie in lista per le adozioni, l’affido può trasformarsi in adozione – e questo è il caso dell’assessore al comune di Napoli Luca Trapanese e della figlia Alba, affetta da sindrome di Down, anche lui protagonista di un botta e risposta con Meloni -, la stessa cosa può succedere se il rapporto diventa stabile e duraturo mentre la situazione della famiglia d’origine viene ritenuta irrecuperabile.

Come funziona l’adozione del figlio del coniuge: stepchild adoption

La premessa della stepchild adoption è che uno dei due coniugi non è il genitore biologico del figlio. È un tipo di adozione che riconosce anche a livello legale un rapporto affettivo. La norma non vale nel caso di conviventi. Il genitore può acquisire “responsabilità genitoriale” nei confronti del figlio e si fa carico di una serie di doveri. Il figlio diventa erede e può avere diritto a essere mantenuto se il genitore biologico non è in grado di provvedere. Il figlio non matura diritti successori dai parenti dell’adottante.

In caso di separazione è il giudice a decidere sulla revoca, caso per caso. E soprattutto a partire da casi piuttosto precisi come: “Quando l’adottato maggiore di 14 anni abbia attentato alla vita dell’adottante o si sia reso colpevole nei suoi confronti di un delitto punibile con pena restrittiva della libertà non inferiore nel minimo a tre anni; quando l’adottante abbia commesso i delitti di cui sopra nei confronti dell’adottato; quando l’adottante abbia violato il dovere di educare, istruire, mantenere l’adottato”.

A inizio settembre il Tribunale di Bologna ha dato il via libera all’adozione di una bambina da parte di una coppia di donne, unite civilmente dal 2018 e insieme da 11 anni, poco prima che la bambina nascesse da procreazione eterologa da donatore. La stepchild adoption – stralciata dalla legge sulle Unioni Civili approvata nel 2016 – ha ridato alla bambina il doppio cognome. “La relazione affettiva tra due persone dello stesso sesso che si riconoscano come parti di un medesimo progetto di vita costituisce a tutti gli effetti una famiglia – ha affermato il tribunale – luogo in cui è possibile la crescita di un minore, senza che il mero fattore omoaffettività possa costituire un ostacolo formale”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.

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