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Contro la grande amnesia sul Covid 

Il “liberi tutti” sui medici no vax indica una direzione pericolosa. In una situazione di carenza di sanitari forse si può “condonare” qualche mese di sospensione, ma non bisogna mandare un messaggio fuorviante

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha deciso che il bollettino sui contagi, i ricoveri e i decessi da Covid non sarà più quotidiano ma diventerà settimanale, ma che resterà a disposizione delle autorità sanitarie per monitorare l’andamento della situazione. E’ un segnale di ritorno alla normalità e c’è da sperare che corrisponda a un dato reale e non solo a una speranza, comprensibilmente molto diffusa ma non per questo necessariamente fondata. Sempre nella logica del ritorno alla normalità si annunciano altre cancellazioni delle restrizioni, tra le quali spicca il rinvio o l’abolizione delle multe per chi non ha ottemperato all’obbligo di vaccinazione e di reintegro anticipato per i medici non vaccinati, la cui sospensione verrebbe ridotta. Queste ultime misure per la verità non sembrano condivise da tutta la maggioranza: il vicepresidente della Camera di Forza Italia, Giorgio Mulè, si è espresso contro un’amnistia che diventi amnesia.

Anche dal Quirinale è arrivato un monito, indiretto, ma chiarissimo: “Se oggi possiamo, nella gran parte dei casi – ha detto ieri Sergio Mattarella – affrontare il Covid come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione” e ha aggiunto che il successo della campagna vaccinale è dovuto alla generale “consapevolezza di salvaguardare in tal modo la salute propria e quella degli altri”. Chi ha rifiutato il vaccino, soprattutto se esercita la professione medica, non ha sentito questo dovere di solidarietà, il che giustifica le misure da cui sono colpiti. Naturalmente in una situazione di carenza di sanitari forse si può “condonare” qualche mese di sospensione, in una situazione economica già tesa si possono rinviare delle multe, ma quello che non bisogna mandare è un messaggio fuorviante, un “liberi tutti” che rischia di incrinare la coscienza del pericolo, che è stata l’arma vincente nella battaglia contro la pandemia, sempre che la vittoria sia davvero ottenuta definitivamente, del che purtroppo si può dubitare ed è meglio dubitare.

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