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Corbarino, una Cultivar recuperata diventa volano per il marketing territoriale

Nel 2007, raccontano da queste parti, il corbarino era un pomodoro dimenticato e ormai abbandonato. Alcuni abitanti del posto da cui ha preso il nome, hanno, invece, deciso di recuperarne il seme e ripiantarlo.

Una agricoltura “eroica” poiché in campagna si raccoglie con il solo supporto di mani e braccia, senza strumenti né macchinari. E anche perché il “corbarino” è un frutto di collina e ciò ne rende meno agevole la raccolta. La caratteristica principale è il basso grado di sapidità, che lo rende dolce al palato. “Alla fine degli anni 90 – spiega l’imprenditore Carlo D’Amato – il Corbarino dei Monti Lattari o Corbarino stava scomparendo, nel 99/2000 fu istituito a Corbara un campo sperimentale visto che il seme stava imbastardendosi. In maniera naturale vennero estirpate tutte le piante che non avevano la forma tipica a lampadina/perino conservando quelle idonee e alla maturazione furono presi i semi per la riproduzione, come avviene ogni anno. Dall’inizio degli anni 90 ho avviato varie collaborazioni e vari tentativi per reintrodurlo, nel 2006, ho fondato I Sapori di Corbara ma in quell’anno ne sono stati lavorati solo 40 quintali. Dal 2007 il laboratorio e nel giro di pochi anni i quintali si sono decuplicati. Oggi se ne coltivano circa 2000/2500 di cui 1500 trasformati in azienda e il restante va al consumo familiare dei produttori stessi o venduto fresco a chi ama fare ancora le ‘buttiglie’”. Dal punto di vista gastronomico si può davvero definire una eccellenza ma c’è un altro aspetto forse ancora più importante. “Stiamo spingendo – sottolinea il sindaco di Corbara Pietro Pentangelo – per mantenere viva la produzione per evitare una politica di urbanizzazione edilizia molto aggressiva che vorrebbe fagocitare il territorio agricolo”. Sono questi alcuni degli aspetti emersi nel corso di un incontro con la stampa tenutosi a Corbara e promosso dal Comune di Corbara dal primo cittadino Pietro Pentangelo; Agostino Ingenito, coordinatore della rete di filiera Corbara Excellent, che sta lavorando per valorizzare tutti i prodotti corbaresi, coinvolgendo tutte le imprese del territorio, con l’obiettivo di realizzare un paniere con tutte le eccellenze enogastronomiche della  zona e la Pro Loco di Corbara che hanno permesso di scoprire o riscoprire questo particolare pomodorino di collina, che in questo periodo matura ed è pronto per il raccolto. Aspetto affascinante è anche quello paesaggistico. Perché il colpo d’occhio dei terrazzamenti che godono dell’abbraccio dei Monti Lattari, incastonati tra la Valle del Sarno e il Valico di Chiunzi, vale da solo il viaggio. Ma il “rubino rosso”, non potrebbe rilasciare le sue caratteristiche se non fosse per una lavorazione che avviene, esclusivamente in maniera artigianale. Visitare i luoghi dove questa lavorazione avviene, evoca ricordi e storie di famiglia, di qualche decennio addietro. I dati tecnici e di produzione sono incoraggianti: nell’area di produzione dei Monti Lattari – Agerola, Angri, Casola, Gragnano, Lettere, Pagani, Santa Maria la Carità, Sant’Egidio del Monte Albino, Sant’Antonio Abate, Pimonte – i quintali prodotti sono 2.500, dei quali 1.500 trasformati e distribuiti, mentre i restanti 1.000 sono utilizzati per consumo in famiglia o venduti freschi ai privati. A Corbara la produzione è di 700/800 quintali lavorati da 6 aziende che vedono coinvolte 25/30 famiglie che coltivano piccoli quantitativi. Attualmente gli ettari coltivati sono 50, per una resa di 50 quintali per ettaro, ma tutto il territorio, istituzioni comprese, è impegnato a espandere la produzione sui restanti terreni coltivabili per altri 100/150 aumentando così la produzione fino a 7500 quintali. Il corbarino non possiede ancora un marchio di tutela. La sola I sapori di Corbara possiede l’Iso 22005 la Certificazione del Sistema di Rintracciabilità nella Filiera Alimentare vero e proprio blockchain sulla rintracciabilità di filiera. L’amministrazione di Corbara, comune capofila dell’area, sta attivando le procedure per il riconoscimento della Dop o della Igp per questo eccezionale prodotto. “Il nostro pomodorino – prosegue D’Amato – viene coltivato a cielo aperto senza essere irrigato artificialmente prende solo l’acqua piovana (quando c’è) e il raccolto avviene da fine luglio a inizio settembre. È una pianta molto resistente che vuole terreni di natura vulcanica. ricchi di minerali preziosi per l’alimentazione”. Lo chef dell’agriturismo La Grotta non ha dubbi: il corbarino si gusta al meglio delle sue possibilità con i paccheri di Gragnano, e una foglia di basilico fresco: un matrimonio tra eccellenze che ribadisce il concetto di cultura gastronomica del territorio. 

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