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D’Errico: «Il Pd e Rossi hanno tradito il patto con elettori e cittadini»

di Gianmarco Di Napoli

«Nel 2018 era maturata l’esperienza in Articolo Uno con cui mi ero allontanato dal Pd perché già nel 2016 era evidente che il partito fosse in una palude. Oggi siamo passati dalla palude alla pozzanghera”: Cristiano D’Errico, 56 anni, commercialista, ex assessore al Bilancio nella giunta Rossi, è il coordinatore di Progressisti per Brindisi, il nuovo movimento che si pone in antitesi alla maggioranza a trazione BBC-Pd. Un percorso che inevitabilmente convergerà sulle prossime elezioni amministrative della primavera 2023. Ricorre spesso la parola “palude” nei discorsi di D’Errico. Lo slogan del nuovo movimento è “portare Brindisi fuori dalla palude dei danni ambientali, degli sprechi, delle finanze disastrate, della disoccupazione crescente, della criminalità giovanile, delle crisi di molti settori produttivi, delle incertezze urbanistiche e delle infrastrutture, dello stato in cui versano i servizi sociali e le partecipate”.

D’Errico, la sua posizione già critica nei confronti del partito per il quale, nel 2016 aveva rinunciato a candidarsi per lavorare nel retrobottega, diventa ancora più dura.

“Spiace per quanti hanno cercato di dare un contributo a quel partito, ma oggi il Pd cittadino non è più neanche quello che avevo lasciato. Sono evidenti gli allontanamenti, penso alle tessere che non sono state rinnovate, ad Antonio Elefante, a Rosy Barretta. Sono questi gli elementi che mi fanno pensare a un partito rimpicciolito in tutti i sensi”.

Eppure il Pd cittadino è stato il regista della candidatura di Rossi a sindaco e aveva assunto un ruolo centrale nell’alleanza che poi ha governato la città fino ad oggi.

“Il Pd ha preferito in questi anni appiattirsi sulle posizioni di Brindisi Bene Comune e governare giorno per giorno, anziché utilizzare uno strumento importante che avevamo contribuito a scrivere insieme nel 2018: quel programma elettorale che prevedeva come valori principali la trasparenza e la partecipazione. Un programma che abbiamo scritto a più mani: Ora tocca a noi, Liberi e Uguali, che vedeva la sintesi di Articolo Uno e Sinistra italiana, Brindisi Bene Comune, Partito Democratico. Quel programma di fatto è stato disatteso a favore di un appiattimento sul quotidiano. Salvo poi annunci eclatanti”.

Lei parla di un distacco netto tra i programmi enunciati e il modo concreto con cui è stata amministrata la città. A cosa sarebbe dovuto?

“Serve coraggio per rompere determinate dinamiche con il passato, sono necessarie grandi capacità per poter fare questo. E non ci sono stati ne l’uno né le altre. Noi sino a luglio 2020, come Liberi e Uguali (Articolo Uno, Enzo Casone, io, Paolo Perrino) abbiamo cercato di portare un nostro contributo e sollecitare un dialogo con il sindaco per ritornare ai contenuti di quel programma elettorale. Scrivemmo persino una lettera che consegnammo brevi manu e a cui non è stata data alcuna risposta. Molto probabilmente perché la preoccupazione di Riccardo di mantenere in piedi la maggioranza era stata risolta a monte con l’attrazione nella sfera gravitazionale di Pd e BBC dei tre consiglieri che erano stati eletti nelle liste di Liberi e Uguali: Massaro, Manfreda e Alessandro Antonino. Del resto in continuità con quest’approccio si è poi organizzato il rimpasto perché la preoccupazione di Riccardo, anzi del signor Rossi, era quella di mantenere in piedi la maggioranza. Preoccupazione legittima, se non andasse a contrastare con il programma elettorale. Il suo obiettivo, nella fase di rimpasto, è stato coinvolgere i Cinque Stelle. Peccato che anziché parlare con i diretti interessati nel Consiglio comunale di Brindisi, parlava con Bari”.

Torniamo sul Pd cittadino: secondo lei avrebbe potuto fare qualcosa di più e di diverso, o non aveva più la capacità e la forza di potersi imporre?

“Il Pd ha dimostrato di non avere più la forza: ci sono stati molti mal di pancia, si sono visti anche in occasione dell’ultimo Consiglio, nell’elezione del presidente e del vicepresidente. Nonostante ci sia stato quel problema sulla scelta del vicepresidente tra Gabriele Antonino e Loiacono, è stato molto più coeso il centrodestra rispetto al centrosinistra. Ricordiamoci le assenze, ricordiamoci il fatto che Gazzaneo non ha votato uscendo dall’aula. Queste sono cartine di tornasole che lasciano chiaramente intendere che scricchiolii importanti iniziano a sentirsi, scricchiolii che finora erano stati mantenuti all’interno di uno stretto consesso, sono diventati sempre più macroscopici. Mancava Prete, mancava D’Onofrio. Ci sono segnali evidenti. Una conflittualità c’è. Il Pd avrebbe semplicemente dovuto dettare il calendario utilizzando quel programma elettorale”.

Lei però ha fatto parte di questa maggioranza e ci è rimasto anche quando i vostri tre consiglieri comunali dei quali il suo assessorato era espressione, hanno abbandonato il movimento.

“Quando sono stati cooptati i tre di Liberi e Uguali io sono rimasto come assessore per senso del dovere, non so se sarei dovuto rimanere o andare via prima, sono rimasto per dare un contributo. Noi con il 4 per cento avevamo contribuito a fare eleggere Riccardo Rossi, ma abbiamo scoperto presto che quella discontinuità con il passato che era stato il leit-motiv di quella campagna elettorale, si è trasformato in accomodamento con il passato. Tra virgolette, mi sento anche complice, sino a quando non mi sono dimesso, politicamente, anche se qualche segnale di insofferenza ho cercato di darlo, anche con qualche articolo che ho scritto. Non severo, perché il mio ruolo non mi permetteva di esserlo, ma per esempio in un articolo che scrissi e conclusi sostenendo che avremmo dovuto anche noi scendere in piazza in mutande come aveva fatto Albertini, entrai nella stanza del segretario generale che mi disse: “Allora non c’è solamente uno che capisce qua dentro”, perché gli piacque l’articolo. In quella stessa stanza c’era il sindaco che appena finì di parlare il segretario generale mi attaccò sul punto in cui dicevo in che modo avremmo dovuto combattere perché Brindisi avesse potuto ottenere fondi, risorse per risanare i conti pubblici del Bilancio, con interventi strutturali. Ecco, questo lo considero uno dei più grossi tradimenti, perché quella discontinuità che avevamo promesso non c’è stata. Per averne conferma basta ricordare quello che l’assessore Saponaro ha letto durante il Consiglio in cui è stato approvato il rendiconto. Lui dice sostanzialmente che il Bilancio è in ordine grazie al Covid e non grazie esclusivamente a una rivoluzione strutturale dei costi dell’ente comunale. Lo dice lui, non lo dico io. E’ un fatto oggettivo che lealmente è stato riportato dal professor Saponaro”.

E determinante nel tracollo dei suoi rapporti con Rossi è stata la battaglia, anche giudiziale, tra Rossi e il suo dirigente Simone Simeone.

“La chiusura è stata superba perché è stato detto che Simeone aveva ragione, però va tutto bene. Arriva il commissario prefettizio che gli dà ragione e sono surreali quegli episodi riconducibili, in fase pandemica, a una ordinanza sindacale sul rinnovo della proroga ai servizi sociali. Simone, per quanto spigoloso sia di carattere, è un ragazzo preparato e competente. Quando diceva si opponeva a una soluzione prospettata dalla parte politica, lui non diceva seccamente no, ti diceva questo non lo puoi fare in quel modo ma lo puoi fare così. E’ sempre stato propositivo. In quel caso aveva suggerito che la proroga venisse effettuata con una delibera di giunta e non con un’ordinanza sindacale, come è avvenuto in effetti al secondo rinnovo”.

E lei poi si è dimesso da assessore. Senza quella polemica con Simeone sarebbe andato via lo stesso?

“Non mi sono dimesso solo per quello. Avevamo promesso un’operazione verità che non si è conclusa perché oltre all’enunciazione, e ritorno anche a quello che ha detto Saponaro sugli aggiustamenti strutturali necessari, quell’operazione non si è voluta portarla avanti. Penso alla partecipata, alla Brindisi Multiservizi. Molto probabilmente la BMS uscirà in perdita non perché il fato è cinico e baro ma perché non si è voluto insistere in una normalizzazione. Sarebbe dovuta diventare una partecipata che lavorava secondo canoni commerciali, doveva essere un’impresa e fare business. In realtà ha continuato ad essere la partecipata assistita dal Comune. Si dice che ci sarà una perdita di 2-300mila euro e anche più. Io avevo chiesto, e su questo mi sono beccato del macellaio sociale, e mi ero già mosso con i sindacati per cercare sponda, una verifica dell’efficienza dei servizi sociali. Questo avrebbe consentito di qualificare i servizi e qualificare la spesa, permettendo di meglio utilizzare le ingenti risorse che venivano impiegate. Non è un caso che su quella cosa sono stato stoppato. Non è un caso che quando abbiamo fatto il piano di riequilibrio pluriennale, l’incontro con le parti sociali è avvenuto il 23 dicembre 2019. Il 9 gennaio successivo abbiamo approvato il piano di riequilibrio. Quindi quel dialogo che era stato descritto e narrato, in realtà non c’è stato, come non c’è stato il dialogo con Confindustria, come non c’è stato il dialogo disteso con i sindacati, come non c’è stato il dialogo con l’Autorità di sistema portuale. Basti ricordare cosa è successo con l’ingegner Alfredo Lonoce: ha scritto una bella letterina di cordiali saluti, importante, severa. Lui mi diceva: io continuo ad andare in comitato portuale ma non so cosa devo rappresentare per il Comune. Non è un caso che si è dimesso perché è una persona con una dignità professionale e umana. E dovremmo ricordarci tutti che le opere che si stanno portando avanti sono quelle del porto, dell’Autorità di sistema, quelle alle quali il sindaco aveva detto no”.

Ritiene che Rossi avrebbe potuto gestire diversamente i rapporti con gli altri enti?

“Anziché dialogo c’è stata contrapposizione. Io nell’ottobre 2019, quando tornavamo dal convegno dell’Anci ad Arezzo, gli suggerii: portati dietro tutti, intestati la “Battaglia per Brindisi”. Noi abbiamo un problema serio: qua stanno chiudendo un sacco di aziende. Molti sono in procinto di perdere il lavoro. E’ vero che insistono undici-dodici multinazionali però ci sono altre aziende, tra cui quelle del mondo metalmeccanico, che sono in forte sofferenza. Molte hanno già chiuso, altre potrebbero chiudere a breve. Gli dissi porta associazioni datoriali, associazioni sindacali a Roma e aprite un tavolo. Cosa mai fatta. Però annunciata poi solo nel 2022: “Apriremo un tavolo a Roma. Come lo apri adesso un tavolo? Indossando il copricapo da vichingo dello sciamano di Capitol Hill? Dicendo a un convegno di Europa Verde e Sinistra italiana “noi prenderemo il ministero della Transizione ecologica andando allo scontro con Cingolani, mettendoti l’elmetto?. Il rapporto con un territorio non può essere di contrapposizione”.

Perché, secondo lei questo atteggiamento di contrapposizione?

“Rossi non ha gli strumenti politici per affrontare il confronto perché lui dovrebbe riuscire a tenere conto delle istanze e mediare secondo una scala di valori che doveva essere in teoria di centrosinistra. Il mio percorso si è interrotto quando ho visto l’incapacità e la scelta di non dialogare, di non partecipare alla vita della città, se non per gli avvenimenti, gli incontri in prefettura, il Consiglio comunale, le riunioni di maggioranza, queste ultime ridotte non a momenti di condivisione ma ad incontri in cui si decideva chi doveva dire qualcosa e come dirla in Consiglio comunale”.

Gianluca Serra, in un’intervista pubblicata da questo giornale, ha detto che all’inizio si pensava che Rossi sarebbe rimasto imbrigliato nella rete del Pd e che invece è stato il Pd a rimanere impigliato nella rete di Rossi.

Condivide questa lettura?

“La condivido. Ecco perché il Pd sta perdendo la sua forza: viene tirato per i piedi dalla politica del sindaco. Se noi avessimo avuto, per non andare lontano, un sindaco come Toni Matarrelli, probabilmente noi non saremmo a questo punto perché Toni ha altre capacità di dialogo e di ascolto, ha quegli strumenti che sono necessari per fare il sindaco, quelle capacità politiche, vuoi anche grazie all’esperienza che ha maturato. Ma sono convinto che anche con la stessa esperienza, Rossi non sarebbe riuscito perché non è in grado di far tesoro di questo. Basti pensare agli annunci che fa: il Perrino è in difficoltà? Facciamo un ospedale nuovo. Ma il problema è la struttura o la mancanza di medici? E’ come se foro la gomma dell’auto e invece di ripararla cambio la macchina. E’ una follia. C’è una riforma strutturale da portare avanti con i presidi territoriali assistiti e invece pensiamo di costruire un ospedale perché in verticale non va bene, meglio se lo costruiamo in orizzontale. Possiamo pensare veramente che il problema sanitario di Brindisi e provincia sia la verticalità dell’ospedale? Oppure l’altro annuncio: abbiamo i soldi per il Tommaseo. Va benissimo sono contento. Ma poi? Per farne cosa? Quando si ipotizza un investimento bisogna pensare necessariamente alla continuità e alla sostenibilità per gli anni a seguire di quell’investimento”.

Progressisti per Brindisi è il suo quarto step: Pd, Liberi e Uguali, assessore al Bilancio e ora questa nuova piattaforma. Sentiva la necessità di riprendere un filo interrotto?

“Non è solamente una mia esigenza. Nasce da quell’esperienza perché molti di noi hanno in comune lo stesso percorso politico. Noi ci siamo impegnati per la città, un contributo lo abbiamo dato, ora vorremmo darne uno più importante rispetto al passato”.

Noi chi?

“Alcuni sono quelli che hanno dato vita alla lista Liberi e Uguali, che hanno partecipato o che l’hanno sostenuta. Ci sono nuove figure che si stanno aggiungendo e che sono interessate al progetto, fortunatamente. Quello che è necessario è coinvolgere gente con idee, competenze e capacità, che hanno voglia di impegnarsi, che non hanno bisogno di una collocazione politica perché le dinamiche che hanno caratterizzato questa amministrazione nella gestione delle partecipate non ci appartiene. A me il potere politico non interessa, l’unico interesse è di dialogare e mettere insieme le persone, rispondere alle istanze che questa città propone da anni e che vengono continuamente inascoltate. Raccogliendole intorno a princìpi che sono caratteristici del centrosinistra”.

Progressisti per Brindisi presenterà certamente una lista, ma avrà un suo candidato sindaco?

“Faremo una lista ma sicuramente non in appoggio a Rossi se sarà il prossimo candidato. Un sindaco nostro come Progressisti per Brindisi no, non lo proporremo. Dobbiamo cercare di coagulare intorno al progetto per la città più risorse politiche e una volta costruito interesse rispetto a un progetto si arriverà a definire tutto, spero a breve. Le politiche del 25 settembre non ci agevolano. Dopo saremo costretti a correre a rotta di collo”.

Quale sindaco vedrebbe alla guida di Brindisi?

“Una figura determinata e capace di dialogare con la città e di ascoltarla. Quando dico città non parlo solo del salumiere o dell’usciere, ma di tutta la città in tutte le sue rappresentanze. Con Rossi sono mancati il confronto, il dialogo, la visione di città che pure in quel programma elettorale c’erano. A cui è stata sostituita semplicemente e banalmente la politica del no. Anzi del no, con l’aggravante dell’aggressione”.

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