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Dopo le parole contrastanti di Gemmato e Schillaci, sui vaccini serve una linea chiara

Foto di Giuseppe Lami, via Ansa 

Cattivi Scienziati

Il ministro della Salute, dopo che il suo sottosegretario ne ha messo in dubbio l’efficacia, ha dichiarato che l’importanza della vaccinazione non è stata mai messa in discussione dal governo. È tempo di abbandonare l’abitudine di dire tutto il contrario di tutto

Fa piacere scoprire che, per fortuna, le parole di certi sottosegretari sono espressione di pensieri (sbagliati) in libertà, ma non della linea del governo in tema di salute pubblica e Covid-19.

Come già si desumeva dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni, almeno chi ha la maggior responsabilità della nostra salute pubblica, ovvero il ministro Schillaci, non ci pensa neppure a condividere certe corbellerie attribuite al suo governo dagli antivaccinisti e cospirazionisti di ogni colore, che si sentono improvvisamente sdoganati e autorizzati a gridar con maggior forza le loro stoltezze.

Rispondendo a un’interpellanza urgente, il ministro della salute ha dichiarato alla Camera che non ha mai pensato “di abbandonare l’uso delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa”, e poi, soprattutto, che “in nessun momento l’importanza della vaccinazione è stata messa in discussione dal governo” e che “i dati confermano l’importanza della vaccinazione nel prevenire ricoveri e decessi”.

Dunque, le parole immediatamente precedenti del sottosegretario Gemmato, che si riferiva a suoi (personali?) dati e dichiarava: “Senza vaccini sarebbe stato peggio? Non c’è prova”, sono parole che appaiono per quel che sono: stupidaggini, o se si preferisce una boutade lasciata lì per far piacere non si sa bene a chi fra i suoi elettori.

Questo, naturalmente, a voler dare fiducia alla politica italiana; perché, se guardassimo alle passate esperienze, non vi sarebbe da essere particolarmente ottimisti quando esponenti diversi del governo – o a volte persino la stessa persona – fanno dichiarazioni contrastanti su un certo argomento.

Dire tutto e il suo contrario, infatti, è una tecnica di gestione della comunicazione fra politica e pubblico nota almeno dal tempo degli antichi retori e dei sofisti: serve a nascondere ciò che realmente si intende fare, dietro una cortina fumogena di parole e atti che necessitano di essere decifrati, e che, essendo contraddittori fra loro, lasciano appunto sempre in dubbio – oppure, se si preferisce, fanno sempre contenti almeno una parte del pubblico che assiste a certe dichiarazioni.

Dunque, dopo le dovute rassicurazioni che almeno temporaneamente sono giunte circa la considerazione del dato scientifico in tema di Covid-19 da parte di questo governo, forse sarebbe opportuno anche che, specialmente in vista della tanto annunciata e tanto imminente campagna di comunicazione governativa sui vaccini si facesse a meno delle dichiarazioni improvvide, dei mille dubbi suggeriti anche senza in realtà affermarli, delle stupidate vere e proprie seguite da rettifiche nello stile “si è frainteso” e “si è estrapolato”.

C’è bisogno di pulizia comunicativa, di nettezza nel senso etimologico di questa parola: già troppe volte si è cercato di cogliere gli umori del pubblico e adattare la comunicazione di conseguenza, sperando di guadagnare consenso, invece di preoccuparsi di tarare forma e contenuto dei messaggi per ottenere risultati utili a tutti i cittadini.

Speriamo, quindi, in bene, pur se le passate esperienze non inducono all’ottimismo.

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