Effetto variante Delta, Rt sale a 1,26. Ma l’impatto sugli ospedali è minimo

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I dati del monitoraggio covid

Dopo 4 mesi l’indice di trasmissibilità supera il livello di guardia e si registrano 40 casi ogni 100mila abitanti. La pressione ospedaliera al 2 per cento non preoccupa. Iss e ministero della Salute: “Tracciare, sequenziare, vaccinare”.

L’epidemia è sotto controllo ma riprende a correre. E dopo i primi segnali delle scorse settimane, adesso la tendenza si fa più significativa con i principali indicatori che continuano a salire sull’effetto della variante Delta. L’indice di trasmissibilità Rt passa infatti da 0,91 di venerdì scorso a 1,26, superando per la prima volta l’1, considerato valore di guardia, dopo 4 mesi. Ciò vuol dire, in termini epidemiologici, che ogni positivo contagia più di una persona. La crescente diffusione del virus trova conferma anche nell’incidenza: oggi viene registrata a 40 casi ogni 100mila abitanti, più del doppio dello scorso monitoraggio (era a 19). Numeri che comunque non si traducono a livello clinico, dove la pressione ospedaliera resta bassa e al momento non preoccupa.

Sono queste le principali indicazioni contenute nella bozza del report settimanale di monitoraggio dei dati regionali del ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, relativo al periodo 12-18 luglio, nel quale si legge che “la circolazione della variante Delta è in aumento in Italia ed è ormai prevalente”. Per questo, l’attenzione deve restare alta e, ribadiscono ancora una volta gli esperti, “è opportuno realizzare un capillare tracciamento e sequenziamento”. Infatti sono sempre di più i nuovi casi non associati a catene di trasmissione: 4.997 contro i 2.408 di sette giorni fa.

“È prioritario raggiungere una elevata copertura vaccinale – chiarisce ancora il documento – con particolare riguardo alle persone a rischio di malattia grave, per ridurre la circolazione virale e l’eventuale recrudescenza di casi sintomatici sostenuta da varianti emergenti e caratterizzate da maggiore trasmissibilità”. Ad oggi risultano del tutto immunizzati oltre 29 milioni di italiani, il 53.71 per cento della popolazione over 12

A livello territoriale, ad eccezione di Basilicata, Calabria, Molise e Umbria, tutte le regioni registrano un Rt superiore a 1. In particolare, la Sardegna presenta un indice di trasmissibilità pari a 2,24, il più alto in Italia. Tutte le altre sono sotto il due. Quanto all’incidenza, sono oltre il limite d’allerta fissato a 50 ancora la Sardegna (82,8 ogni 100mila), e poi Veneto (68,9), Lazio (68,8) e Sicilia (64,9). Tutte le regioni, comunque, sono considerate a rischio moderato, tranne Basilicata e Valle d’Aosta per cui il rischio è basso.

Come spiega ancora la bozza del monitoraggio, “rimane minimo l’impatto della malattia sui servizi ospedalieri e nessuna regione supera le soglie critiche per quanto riguarda ricoveri ordinari e terapie intensive”. A livello nazionale entrambi gli indicatori sono stabili al 2 per cento, ancora lontani dalle nuove soglie d’allerta fissate dal decreto di ieri (quello sul Green pass): si passa infatti in zona gialla con un tasso di occupazione del 10 per cento per le terapie intensive e contemporaneamente al 15 per cento per le ospedalizzazioni. Scongiurate quindi per oggi nuove ordinanze e cambi di colore.