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Filippo Ferlazzo: il Tso, l’invalidità civile, la comunità. Tutta la storia clinica dell’uomo dell’omicidio di Civitanova

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Filippo Ferlazzo, il 32enne accusato dell’omicidio del venditore ambulante Alika Ogorchukwu, era stato denunciato dalla madre Ursula Loprete l’anno scorso a Salerno per minacce e sottoposto a Tso. Le carte del Trattamento sanitario obbligatorio dicono che per i medici era un tossicodipendente aggressivo, con disturbi della personalità, una sindrome bipolare e comportamenti psicotici. Loprete, risulta essere il suo amministratore di sostegno. L’avvocata d’ufficio Roberta Bizzarri ha prodotto le cartelle cliniche durante l’udienza del giudice delle indagini preliminari Claudio Bonifazi che ha confermato il carcere per Ferlazzo. Mentre Stefano Cesca della Steve, suo datore di lavoro, dice che giovedì scorso aveva avuto uno scatto d’ira con lui per il rinnovo del suo contratto.

La storia clinica di Ferlazzo

Nelle sei pagine dell’ordinanza il Gip descrive Ferlazzo come un «soggetto violento con alta pericolosità sociale». Che può uccidere anche «con un impulso immotivato mostrato nel reagire». È lo stesso giudice a invitare le parti ad approfondire dal punto di vista psicologico la situazione dell’indagato. In special modo rispetto al disturbo bipolare di cui si parla nelle cartelle cliniche dell’omicida. Dopo il Tso a Salerno il Centro di Salute Mentale di Civitanova Marche lo aveva preso in carico. Sui social network, racconta oggi il Corriere della Sera, si faceva chiamare “Filippo Figo”. E raccontava: «Mia madre mi ha partorito in Austria a 18 anni».

E ancora: «Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Torino, mi piace dipingere e so suonare Beethoven al pianoforte». È vero che Ursula Loprete è stata nominata sua amministratrice di sostegno dal tribunale. Ma il suo ruolo non comportava un controllo quotidiano e da vicino. «Queste condizioni – precisa con La Stampa il procuratore Claudio Rastrelli – sussistono nei casi di tutela, inabilitazione e interdizione». L’avvocata Bizzarri dice che «la madre era amministratrice di sostegno di Filippo dal 2018 ma lui non è interdetto: conserva la capacità d’intendere e di volere con la possibilità di spostarsi liberamente».

L’invalidità civile riconosciuta dall’Inps

Il quotidiano racconta anche che fino al 2016 Ferlazzo aveva un’invalidità civile all’80% riconosciuta dall’Inps. Da un anno e mezzo era arrivata al 100%. La diagnosi era quella di un disturbo bipolare di un soggetto con personalità borderline. Nel 2021 aveva concluso un progetto terapeutico durato un anno e otto mesi in una comunità di Lecce. Ad aprile era andato per due volte al pronto soccorso di Civitanova. Secondo una consulenza psichiatrica chiesta dall’ospedale ed eseguita in due tempi (inizialmente se ne era andato e poi era stato rintracciato dalle forze dell’ordine), allo stato non sussistevano estremi per un Tso ma solo per un percorso di cura farmacologica.

Ferlazzo avrebbe dovuto prendere un appuntamento con un centro di salute mentale ma non lo ha fatto. Il 32enne era tornato a Salerno e da lì era poi andato di nuovo a Civitanova Marche. Conviveva con la compagna Elena D.. Da circa un mese aveva trovato lavoro come operaio nella fonderia di Stefano Cesca, la Steve Stampi, che si trova in via Cianfrocchi. Proprio Cesca oggi racconta al Corriere che il giorno prima dell’omicidio di Alika Ferlazzo aveva avuto con lui uno scatto d’ira. «Da giorni mi veniva dietro in pre da all’ansia per chiedermi di rinnovargli il contrattino di un mese che sarebbe scaduto il 31 luglio. E io gli dicevo: tranquillo, non c’è fretta, ne parliamo quando scade».

Il racconto del datore di lavoro

«Ma lui, all’improvviso, ha dato un calcio terribile alla porta del mio ufficio e poi è rimasto là fuori in silenzio, balbettando qualcosa mentre mi fissava», ha raccontato Cesca. Che avrebbe rinnovato comunque il contratto a Ferlazzo, visto che «era un operaio bravo, affidabile, ci teneva a questo lavoro. Si era presentato un mese fa qui da solo e io l’avevo assunto senza problemi, aveva imparato subito il mestiere, svuotava i bidoni, martellava per ore il materiale, sembrava instancabile. Anche se alla Croce Verde dove faccio il volontario mi avevano detto di stare all’erta». Parla di qualche danneggiamento di panchine in passato e di segnalazioni ai carabinieri.

E dice che era geloso della fidanzata: «Sì, mi aveva raccontato che una sera lei voleva uscire a divertirsi, voleva andare a ballare fuori, Civitanova in questo periodo è piena di discoteche e locali sul mare frequentati da tanta gente. Lui però voleva restare in casa e andare a dormire presto, perché il giorno dopo doveva essere in fabbrica. E questo, vi garantisco, non è un lavoro facile. Anzi è anche pericoloso e Filippo il mattino dopo voleva arrivare al lavoro fresco di testa ed efficiente. Così alla fine bisticciarono. Ma in una coppia è normale, o no?».

Il profilo Facebook

«Il mio passato non è stato bello ma non lo rinnego perché mi ha reso forte oggi più di ieri e sarà il mio disprezzo domani», scriveva due anni fa su Facebook secondo quanto riporta l’agenzia Ansa. Spiegando che «la tela per me ha un significato molto particolare è come un baratro dove rinchiudo i miei demoni…i soggetti che dipingo non sono obbligatoriamente belli anzi a volte mi spaventano ma sono sicuro che sono confinati li in una tela perfetta». Una delle sue opere era diventata la copertina di un volume che raccoglieva i contributi di operatori impegnati sul terreno degli esordi psicotici nella rete delle strutture coinvolte nei percorsi di trattamento. E in qualche video, lontano da casa in una comunità, faceva gli auguri di compleanno alla madre.

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