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Grillo-Conte, lo scontro ora è sulle Parlamentarie

Il Garante vuole che la Rete scelga i candidati, il leader deve blindare i capilista. Il Garante che ha appena stravinto sul totem dei due mandati vuole imporre ancora la sua legge. Anche sulle Parlamentarie, le votazioni sul web per scegliere i candidati del Movimento alle Politiche. […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Il Garante che ha appena stravinto sul totem dei due mandati vuole imporre ancora la sua legge. Anche sulle Parlamentarie, le votazioni sul web per scegliere i candidati del Movimento alle Politiche. Un’altra bandiera intoccabile, secondo Beppe Grillo. Ma un problema enorme per Giuseppe Conte, il presidente, che vorrebbe blindare almeno i capilista, facendoli votare con listini bloccati. Perché con le Parlamentarie “aperte” diversi maggiorenti, a partire dai vicepresidenti, rischierebbero grosso. Non solo. L’avvocato sarebbe costretto a candidare tutti nei collegi di residenza: una potenziale tagliola, per i 5Stelle del Nord, dove il Movimento rischia di arrancare.

È questa la nuova partita che si gioca tra l’ex premier e il fondatore. Anche nel sabato in cui Grillo di buon mattino teorizza: “Sapevamo di dover combattere contro zombie che avrebbero fatto di tutto per sconfiggerci o contagiarci. E così è stato: alcuni di noi sono caduti, molti sono stati contagiati. Ma siamo ancora qui, e alla fine vinceremo, perché abbiamo la forza della nostra precarietà”. Intanto, però, nel giro di poche ore, il Movimento perde altri due pezzi pesanti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e l’ex capogruppo alla Camera, Davide Crippa. Entrambi avevano fatto di tutto per evitare lo strappo con il governo Draghi, e ora tutti e due potrebbero essere candidati dal Pd, o in liste collegate ai dem. Domani terranno una conferenza stampa assieme a un’altra deputata appena uscita dal Movimento, Alessandra Carbonaro. Nell’attesa, D’Incà geme: “Hanno prevalso logiche e linguaggi che non possono appartenermi”. Mentre Crippa lamenta: “Non comprendo più il progetto politico, troppo instabile, troppo volubile e spesso contraddittorio”. Altri potrebbero lasciare il M5S, almeno a Montecitorio. Ma Conte ormai deve pensare soprattutto ad altro. Per esempio a come comporre le liste. Perché è vero, ieri al Fatto ha risposto: “Se ci sarà uno scontro con Grillo sulle Parlamentarie? No, rispetteremo lo Statuto coinvolgendo gli iscritti nella formazione delle liste e riservando al leader l’ultima parola”. Una formula che non stride con la sua idea di un sistema “misto”. Ma il Garante, spiegano più fonti, continua a invocare le Parlamentarie. “Però rispettare le vecchie regole significherebbe rinunciare anche alle pluricandidature, e candidare Conte in più collegi per noi è fondamentale”, riflette un veterano.

Ergo, l’avvocato sta provando a tenere il punto. E il poco tempo rimasto rispetto alla consegna delle liste – la scadenza è il 22 agosto – potrebbe giocare a suo favore. “Per fare le Parlamentarie siamo già in ritardo” sussurra un big. Anche se tanti degli eletti al secondo mandato nelle conversazioni private già protestano: “Le regole non possono valere solo per noi”. Possibile che qualcuno a breve lo dica anche pubblicamente. Nell’attesa, Conte prova a ricompattare il M5S. Ieri ha radunato in una videoconferenza gli eletti in Lombardia, tappa di un ciclo di riunioni con gli eletti nelle varie Regioni. E ha ammesso il suo principale timore: “Vogliono creare uno schema per cui esiste il centrodestra impersonato dalla Meloni e il centrosinistra impersonato da Letta. Ci vorrebbero emarginare dalla campagna elettorale”. È la paura del mantra del “voto utile”, che potrebbe rendere irrilevante il “polo giusto” del Movimento, ormai pronto a correre in solitaria. Gli eletti in Lombardia, una delle regioni dove il Movimento è più in difficoltà, lo hanno accolto sostanzialmente bene. Dandogli qualche suggerimento, come ha fatto il deputato Riccardo Olgiati: “L’agenda Draghi su cui punta il Pd non si sa neanche cosa sia, mettiamola in contrapposizione alla nostra agenda sociale fatta di temi concreti”.

Ma ha preso la parola anche uno dei big sacrificati in nome dei due mandati, il deputato Stefano Buffagni. Dritto nell’affermare: “Sui mandati andavano consultati gli iscritti, e io non mi sarei opposto alle deroghe, le idee camminano sulle gambe delle persone”. Per poi sostenere: “Dobbiamo essere quelli dell’onestà, quindi non possiamo candidare dei condannati”. Ed è parso un riferimento all’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, condannata in primo grado a 18 mesi per gli incidenti in piazza San Carlo a Torino, nel giugno 2017. A margine, l’AdnKronos racconta che l’eventuale ricandidatura di Alessandro Di Battista potrebbe essere a rischio, visto che per correre per il M5S bisogna essere iscritti da almeno sei mesi alla piattaforma Sky Vote. Un ostacolo aggirabile con una candidatura da “esterno”.

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