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Il jazz e il pop/rock ancora “discriminati”: niente corsi nei licei musicali, il ministero: “Questione al momento non prioritaria”

Per il secondo anno consecutivo il ministero dell’Istruzione disattende i buoni propositi della legge n. 178 del 30 dicembre 2020. L’art. 1, al comma 510, recependo le istanze del Coordinamento Nazionale per il ripristino dei corsi Jazz nei licei musicali, prevedeva infatti, si legge testualmente, di “ampliare l’offerta formativa dei licei musicali e consentire l’attivazione dei corsi a indirizzo jazzistico e nei nuovi linguaggi musicali”, ma ambo i decreti attuativi, l’ultimo dei quali pubblicato il 27 luglio in gazzetta ufficiale, hanno di molto ridimensionato la portata dell’intervento: i corsi a indirizzo jazz e pop/rock non saranno, anche per il prossimo anno scolastico, di tipo curricolare ma extracurricolare.

Non quindi nuove classi di concorso, nuove cattedre da assegnare ai laureati in discipline jazzistiche e pop/rock dei conservatori di musica statali ma corsi pomeridiani extracurricolari (spesso affidati a docenti non specificamente formati) che, oltre a non garantire ai diplomati liceali le giuste competenze richieste al momento dell’ingresso nei dipartimenti jazz e pop/rock dei conservatori, per il secondo anno consecutivo non tengono conto della disparità di trattamento riservata ai laureati in discipline jazzistiche e nei nuovi linguaggi musicali del comparto Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica). A questi ultimi infatti, a differenza degli omologhi in discipline classiche, viene ancora oggi precluso l’insegnamento del proprio strumento sia nei licei musicali che nella scuola secondaria di primo grado: uno stato dell’arte che a sua volta non tiene conto del sostanzioso incremento di iscrizioni che la creazione dei dipartimenti jazz e pop/rock ha potuto garantire ai conservatori di musica statali.

A confermarlo, ancora una volta, è l’ampliamento di organico per le istituzioni Afam decretato lo scorso dicembre con una dotazione complessiva, tra istituzioni statali e in via di statizzazione, di 70 milioni di euro: “La formazione dei nostri figli – commenta Stefano Mangia, co-fondatore insieme ad Adriana Isoardi e Alfina Scorza del Coordinamento Nazionale per il ripristino dei corsi Jazz nei Licei Musicali – rappresenta il futuro valoriale e professionale delle prossime generazioni, e in quanto tale, non solo dev’essere garantita su più fronti, ma deve essere soprattutto di qualità. Tali finanziamenti – 3 milioni di euro annui, ndr – erano pensati per dare dignità culturale a dei linguaggi musicali inspiegabilmente estromessi dalla formazione degli studenti dei licei musicali. Al ministro chiediamo: chi si preoccupa della formazione delle aree jazz e pop/rock degli studenti interessati ad affrontare gli esami di ammissione nei conservatori? E una volta laureati, chi gli dirà, e con quali motivazioni, che il titolo Afam di tali indirizzi, quello da loro conseguito, non è titolo d’accesso per l’insegnamento dello strumento sia nelle secondarie di primo che in quelle di secondo grado?”. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, contattato telefonicamente da Ilfattoquotidiano.it, non ha voluto rispondere alle nostre domande, mentre l’ufficio stampa ministeriale ci fa sapere che la questione non è per loro al momento prioritaria.

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