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L’accesso russo ai dati sanitari dello Spallanzani apre a tanti interrogativi

Secondo il Corriere, tre ricercatrici russe in missione in Italia durante la prima ondata pandemica hanno avuto accesso alla rete informtica dell’ospedale. Domande, coincidenze e scarsi risultati della ricerca sul vaccino Sputnik

A quanto pubblicato da Fiorenza Sarzanini sul Corriere, almeno tre delle ricercatrici russe che sono state in missione presso lo Spallanzani avevano, per accordi formali, diritto di accesso alla rete informatica dell’istituto.

  

Questo, al di là delle rassicurazioni più o meno abborracciate sin qui giunte, apre alcuni interrogativi.

 

Il primo, e più importante: per quale motivo era garantito questo accesso, e a quale tipo di informazioni? Bisognerebbe cioè spiegare materialmente quali erano le operazioni informatiche previste, e come si inquadravano in eventuali ricerche sul vaccino Sputnik asseritamente alla base della collaborazione tra Spallanzani e Istituto Gamaleya, da cui le ricercatrici provenivano.

  

Vi sono poi altre questioni: è infatti ben possibile che dallo Spallanzani si acceda a diverse altre reti informatiche di interesse sanitario, come quella della regione Lazio o eventuali altre che leghino fra di loro i diversi IRCCS sul territorio nazionale, o anche i server del ministero della salute. Dunque, la domanda seguente è: come si è provveduto ad assicurarsi che non fosse possibile a nessuna delle ospiti, magari opportunamente indirizzata, accedere a dati sensibili conservati nelle reti accessibili dallo Spallanzani? Come, cioè, ci si è assicurati contro eventuali violazioni informatiche, visto che lo Spallanzani è già dimostratamente un obiettivo interessante per dal punto di vista delle violazioni informatiche, come dimostrano gli episodi occorsi anche recentemente

 

A parte queste domande di ordine generale, che credo come sempre non troveranno altro che risposte vaghe, vi sono dei punti specifici da considerare.

 

Innanzitutto, la composizione del gruppo di ricercatrici giunto dalla Russia: si tratta di profili di livello non elevatissimo, a giudicare dalle pubblicazioni scientifiche delle tre ricercatrici, compatibili con l’età relativamente giovane delle stesse. Che tipo di contributo, dunque, hanno apportato allo Spallanzani? Cosa erano venute esattamente a fare? Forse qualche elemento può derivare dall’esame delle informazioni disponibili per la dottoressa Inna Dolzhikova, la figura principale del gruppo. Innanzitutto, la funzione della ricercatrice in questione, una genetista che ha cominciato la sua carriera da poco e in tutt’altro settore, è quella di sovrintendere alla viroteca del Gamaleya: si tratta cioè di un capo laboratorio russo, addetto proprio alla collezione di ceppi virali dell’istituto in cui lavora. Forse ella è arrivata in Italia, allo scopo di ottenere ceppi virali dallo Spallanzani, da portare in Russia, così come a suo tempo, durante la precedente missione “dalla Russia con amore”, i russi ottennero in Italia l’isolato virale che servì a progettare il loro vaccino? Oppure quali competenze e che mansioni aveva, in quale progetto di collaborazione? Oltretutto, la stessa è fra gli autori del brevetto che copre il vaccino Sputnik, ed è stata più volte direttamente coinvolta nella sua propaganda; si tratta quindi probabilmente di una persona estremamente legata al fondo sovrano russo proprietario del vaccino e all’establishment politico che lo propaganda.

 

Vorrei poi far notare una coincidenza interessante: proprio la Dolzhikova appartiene a quel gruppo di ricercatori che, dopo aver pubblicato più volte su Lancet dati zoppicanti sulle prove cliniche del vaccino russo, hanno poi sin qui negato ogni accesso ai dati richiesti da più gruppi internazionali diversi, compreso un gruppo comprendente chi vi scrive ed anche dei ricercatori russi. Quando si trattava di rendere accessibili i dati agli altri, cioè, la Dolzhikova e i suoi colleghi hanno rifiutato; salvo poi venire a prendere in Italia ciò che gli serviva, pubblicando persino con altri colleghi e con ricercatori dello Spallanzani un ridicolo preprint sulla superiorità del vaccino Sputnik rispetto ai vaccini a RNA, di cui abbiamo già discusso e che, non a caso, non ha ancora passato la revisione di una rivista scientifica.

  

A proposito: questo preprint sembra l’unico risultato prodotto dallo Spallanzani sul vaccino Sputnik. Dove sono i risultati promessi, a partire dall’analisi dei dati di San Marino? E dove sono i risultati degli studi sugli altri vaccini, studi autorizzati dal comitato etico e poi usati come giustificazione per la collaborazione su Sputnik?
Forse, tra breve, un profluvio di pubblicazioni in merito ci sorprenderà: al momento, come dalla Russia, anche dallo Spallanzani non arrivano risposte precise, né alle domande qui sollevate né a nessuna di quelle precedenti.

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