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Libero vino in libera Ue

(Cristiana Flaminio – lidentita.it) – Se fosse una guerra, e commercialmente lo è, saremmo a un punto di svolta decisivo. La Commissione Ue ha (finalmente) eliminato dalla lista degli alimenti che ritiene pericolosi per l’ambiente e la salute dei cittadini i salumi, i formaggi, vino e birra. Sembra un’assurdità ma nei regolamenti comunitari si era sancito che alcuni dei cibi simbolo dell’alimentazione italiana e mediterranea in generale, erano finiti nella lista nera di quelli pericolosi. Un po’ come le sigarette. E, pertanto, sarebbe stato difficile fare anche solo pubblicità a questi gioielli alimentari. Coldiretti esulta, insieme a Filiera Italia e al ministro all’Agricoltura e alla sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

L’esponente del governo Meloni ha esultato su Facebook: “Grande risultato in Europa. È una notizia importantissima per tutta la nazione, una vittoria che abbiamo ottenuto lottando con determinazione a difesa delle eccellenze italiane”. Lollobrigida ha poi aggiunto: “Il nostro nuovo approccio paga. Adesso ci sono anche più risorse economiche per le indicazioni geografiche con altri due milioni di euro, proprio come avevamo chiesto noi”. E infine ha affermato: “Il cambio di passo del Governo Meloni, il lavoro di squadra, l’attenzione al mondo agroalimentare sono gli strumenti con cui difendiamo il prodotto italiano e diamo risposte precise a esigenze che erano rimaste insoddisfatte ormai da troppo tempo”. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scardamaglia non abbassano la guardia. Il rischio, temono, è sempre dietro l’angolo. “È necessario mantenere alta la guardia perché nel prossimo regolamento non si torni a demonizzare alcuni prodotti invece che lavorare a una corretta informazione sulla quantità di alimenti che devono essere consumati nell’arco della giornata”, dice Prandini. Gli fa eco Scardamaglia: “La politica di promozione dell’Ue deve continuare a sostenere tutti i prodotti agricoli dell’Unione respingendo gli atteggiamenti discriminatori che rischiano di favorire la propaganda del passaggio a una dieta unica mondiale, dove il cibo sintetico si candida a sostituire quello naturale”.

Già, perché uno dei grandi temi sul fronte alimentare riguarda proprio la frontiera sintetica per i cibi di origine animale. Una trincea, per le associazioni dei produttori, che nei mesi scorsi hanno lanciato petizioni popolari seguitissime e campagne di informazione per sensibilizzare i cittadini a preferire gli alimenti tradizionali anziché “i surrogati da laboratorio”.

Ma la notizia è importante anche perché sembra segnare, o almeno così sperano i produttori, un cambio di passo dell’Ue nell’approccio ai consigli per la dieta alimentare. Meno ideologia e rigidità, approccio che, sperano Coldiretti e Filiera Italia, potrà finalmente sostituire quello utilizzato finora, caratterizzato da “decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente i prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”. Questo perché, sottolineano le associazioni di produttori: “L’equilibrio nutrizionale va infatti ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto”. E ancora: “I limiti posti all’attività di promozione rischiavano di colpire prodotti dalla tradizioni secolari con un impatto devastante sulla biodiversità dei territorio colpendo i prodotti tipici e famiglie impegnate a combattere, da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado”.

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