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Nursing Up non ci sta: “Basta con esperimenti, al ribasso, nel numero di personale!”.

Nursing Up: tutto è possibile presso la ASL Roma 5. Prima è stato possibile sostituire 1 infermiere con un OSS, ora dopo aver privato i reparti di un’unità infermieristica, si scegli di eliminare anche le unità di supporto.

Il 9 luglio 2020, un ospedale, il cui personale è diventato eclettico, come quello di Palestrina, tornava ad essere l’ospedale generico, dopo essere stato un Covid Hospital, …ma, riducendo le unità infermieristiche, sostituite con OSS.

L’ospedale di Palestrina

ad esempio, ma non solo Palestrina, viene trasformato in Covid Hospital a seconda delle esigenze e direttive Regionali e/o aziendali, tornando ad essere un ospedale generico, a cui si chiede di recuperare, in gran fretta, le attività sanitarie rimaste sospese a causa del Covid.

Il personale

ha dimostrato di essere fortemente poliedrico, con capacità fuori dal comune, passando, disinvoltamente, da centro Covid, ad ospedale generico e viceversa. …nel contempo la Direzione sembra voler mettere a dura prova le comprovate capacità, privando la struttura di personale, collaudato e formato alle suddette esperienze.

Tra l’altro la pandemia è finita?

Nursing Up, allora scrisse, come scrive oggi, contestando queste scelte, come incoscienti e imprudenti. Gli infermieri non possono essere sostituiti da altre figure professionali.

Il primo settembre c.m., dopo aver ridotto il numero degli infermieri, da 3 a 2, per sostituirli con OSS; la ASL, in oggetto, decide di “dirottare” anche il personale OSS, verso i settori che si occupano di emergenza.

L’informazione

è stata accolta da codesta O.S. e dal personale stesso, con grande perplessità; la figura dell’OSS nasce per sopperire alle necessità dei pazienti di tipo igienico, domestico, alberghiero, …quindi ci sembra incongruo il discostamento del personale OSS nei reparti di emergenza, come pronto soccorso, terapia intensiva e sale operatorie.

S’immagina

una situazione demansionante anche per il personale OSS, dal momento che in certi contesti, l’OSS, non può lavorare su delega dell’infermiera in modo relativamente autonomo, …non potrebbe trattare un paziente critico, senza la presenza di un’unità infermieristica, verosimilmente, il personale OSS, potrebbe essere coinvolto in attività, normalmente assegnate a portantini.

Un OSS

da “solo” non era una soluzione adeguata, ma, ora due infermieri, in reparti estesi ad “L”, come è possibile pretendere che si organizzino per fare il ruolo da infermiere e quello dell’OSS? Siamo ben oltre il demansionamento!

Dal 1° settembre

la ASL, che ha impoverito i reparti d’infermieri, decide di distrarre altrove anche il personale di supporto, come gli OSS. Le strutture non sono nuove al blocco delle ferie, oramai una triste consuetudine, una tradizione della ASL, come se il personale, fortemente provato, non avesse necessità delle ferie.

…ma si preferisce gestire la ASL con personale ridotto al minimo, ed essendo una coperta molto corta, non è improbabile una crisi di personale, per un non nulla.

Nursing Up dice “NO”

agli Infermieri ed OSS demansionati, nell’interesse degli infermieri stessi e dei pazienti. Siamo stati formati, con il percorso regionale prima, e quello universitario poi, per lavorare a più unità.

La presenza

di due unità infermieristiche, oltre alle figure di supporto sono fondamentali per ridurre il numero delle infezioni ospedaliere. …ma alla Direzione ed alla Regione Lazio pare non interessi affatto!

Si enfatizza

che non compete il personale infermieristico lo svolgimento di mansioni igienico-domestico-alberghiere! Si rammenta, tra l’altro che l’infermiere, in giurisprudenza, ha una posizione di garanzia nei confronti dell’utenza.

L’infermiere

non può e non deve omettere il monitoraggio delle funzioni vitali, dal momento che risponderebbe di omicidio colposo.

Il personale infermieristico non sarebbe giustificato, davanti ad un giudice, se anziché monitorare un paziente, fosse stato impegnato in cure igieniche o a cambiare delle lenzuola per l’arrivo di un nuovo ricovero.

Le colleghe sono preoccupate

anche per l’eventuale necessità di accompagnare un paziente in radiologia, camera mortuaria o altrove, una mansione che non riguarda l’infermiere, il quale non dovrebbe abbandonare un reparto, per nessun motivo.

L’Azienda

in indirizzo si ostina a non considerare, nonostante le nostre numerose missive, che quando si lavora con unità infermieristiche esigue, aumentano le probabilità di commettere errori e si rischia anche di non ricevere un aiuto tempestivo, in caso di infortunio o di fronte a un’emergenza.

Il Suva

Istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, valuta negativamente e come un alto rischio, l’assenza di un contatto visivo con un altro incaricato su un posto di lavoro. …e ad esempio, a Palestrina, i reparti sono fatti ad L, rendendo, ulteriormente, complicata la visibilità dell’uno o l’altro lato del reparto.

Il datore di lavoro “dovrebbe” chiedersi, a proposito del personale, che lavora da solo: “l’infermiere può chiedere aiuto, in qualsiasi momento, in caso di emergenza?”

Sempre dalla stessa fonte, SUVA, si legge che lo sforzo eccessivo della persona tenuta a lavorare isolata, “la mancanza di contatto con i colleghi può aumentare considerevolmente il rischio di infortunio”.

Questa solitudine

può, a sua volta, essere causare di stress psichico, con possibile sensazione di isolamento, paura. Difronte a eventi eccezionali le persone che lavorano isolate, possono sentirsi sotto pressione, a livello fisico, intellettuale o psichico (mancanza di assistenza, confusione mentale).

In queste situazioni

di stress, aumentano le probabilità, per l’infermiere, che è costretto a lavorare isolato, di prendere decisioni sbagliate, commettere errori o cominciare a comportarsi in modo pericoloso”. Inaccettabile!

La mancanza di aiuto

in caso d’infortunio o di situazione critica: “in tutti i lavori che comportano pericoli per la salute e sicurezza “presuppone, tacitamente, la possibilità di ricevere soccorsi immediati, in caso di infortunio o di fronte a una situazione critica”, per chi lavora da solo “questo aiuto tempestivo non è garantito”.

E in mancanza di un aiuto tempestivo, “le conseguenze di un infortunio o di una situazione critica possono peggiorare notevolmente”.

I colleghi

aimè, sono convinti che vi sia la pianificazione di declassamento, finalizzato alla chiusura, di molte strutture della ASL Roma 5, come quella di Palestrina e/o di Colleferro, come se fossero superflue.

Si chiede pertanto

la riorganizzazione dei turni del personale, con non meno di “tre unità infermieristiche, per turno ed un numero adeguato di OSS”, la struttura dei reparti non consente scelte diverse, sempre che s’intenda fare scelte assennate – è quanto si legge al termine della nota stampa a firma di Laura Rita SANTORO, responsabile regionale Nursing Up Lazio.

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