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Operaio ferito in fin di vita: il medico del Perrino chiede aiuto al magistrato

di Lucia Pezzuto per il7 Magazine

Operaio ferito rischia di morire, medico del Perrino chiede l’intervento della magistratura per il trasferimento in un altro ospedale. Fratture al bacino ed una brutta emorragia interna, un operaio di 48 anni precipitato da una impalcatura rischia di morire nel Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi perché manca la Radiologia Interventisca e il suo trasferimento viene respinto dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce. I fatti risalgono allo scorso 2 agosto quando un operaio brindisino, vittima di un brutto incidente sul lavoro, è giunto in gravi condizioni presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi.

Il caso del 48enne è stato documentato dal medico di turno dell’ospedale brindisino che sin dal primo momento si è accorto della gravità della situazione. L’operaio era arrivato in codice rosso alle 14.24 , dopo essere precitato da una impalcatura mentre rilevava la tensione delle luminarie, un volo di tre metri che gli ha causato fratture multiple del bacino ed un ematoma dello scavo pelvico. Dopo una serie di consulenze, intorno alle 17 il medico di turno tenta disperatamente di mettersi in contatto con la Radiologia Interventistica dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. “Il collega risponde- scrive nella sua relazione il medico- dichiara di aver protocollato in mattinata la indisponibilità a servire altri centri”. In pratica il trasferimento del paziente che continuava a sanguinare viene respinto.

A questo punto la situazione comincia a farsi disperata ed il medico di turno al Pronto Soccorso del Perrino contatta anche l’ospedale di Bari . Qui a risponde alla telefona uno specializzando che dice “Che non sa e non può decidere in autonomia”. Anche il tentativo di parlare con la segreteria del Pronto Soccorso barese è vano così come quello di contattare la direzione generale della Asl di Brindisi al fine di intercedere per il trasferimento urgente. Sono le 19.15 quando oramai il medico tenta l’ultima spiaggia. Così scrive nella sua relazione: “ Non si può morire di lavoro a 48 anni …tento di chiamare i Carabinieri di Brindisi per scortare l’ambulanza presso Bari-Policlinico per un trasferimento di ufficio”. Chiama anche il magistrato che sta indagando sull’incidente dell’operaio, il sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro. “Per miracolo- dice il medico- un minuto dopo il colloquio con il magistrato scende in Pronto Soccorso la direzione Sanitaria e persino il direttore generale della Asl chiama”.

Tra l’altro per il trasferimento urgente del paziente viene chiamata un’autoambulanza privata perché in quel momento presso il Perrino non è disponibile un Centro Mobile di Rianimazione. “Alle 21 il nostro giovane paziente viene barellato in ambulanza e parte finalmente per Bari, lasciando nella scrivente- dice il medico- tanto amaro in bocca perché è eticamente insostenibile lavorare , lasciati soli, in un Paese dove si muore di lavoro da qualsiasi punto la si voglia leggere”. Queste le righe scritte dal medico che nonostante le difficoltà e i limiti dell’ospedale Perrino non si è arreso, righe pregne di amarezza per chi ogni giorno cerca di salvare vite. In questa storia, fortunatamente a lieto fine, ci sono due angeli, il medico del Pronto Soccorso che ha lottato per difendere il diritto all’assistenza del suo paziente ed il magistrato di turno che non ha esitato ad intervenire.

Restano tuttavia le note dolenti a partire dal fatto che l’ospedale Perrino di Brindisi pur essendo un centro di riferimento ad oggi non dispone della Radiologia interventistica per non parlare del numero esiguo di posti in Rianimazione, solo 16 su un Piano di previsione che ne vedrebbe almeno 50. A tutto questo si aggiungono le porte chiuse in faccia da parte degli altri ospedali, vedi il Fazzi di Lecce. Un paziente che poteva essere trasferito in un quarto d’ora è stato trasportato a Bari in un’ora con il rischio che potesse morire in ambulanza. “Siamo in un ospedale dove tutto è legato all’improvvisazione- sbotta il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Brindisi, Arturo Oliva- A Lecce hanno rifiutato di trattare il paziente, siamo statti costretti a trasferirlo a Bari. In pratica un’ora in più di strada. Questa volta c’è stato l’angelo custode, che era il magistrato ma non sempre va bene. In ogni caso porteremo tutte la carte in Procura. E’ giusto che si faccia chiarezza su una serie di eventi che potevano avere un epilogo tragico. Inoltre non si può sempre sperare che la magistratura intervenga”.

L’Ordine dei Medici da oltre un anno denuncia fatti simili, situazioni al limite per quali si ravvede la mancata assistenza sanitaria per molti pazienti che in questo modo non solo non vengono tutelati ma rischiano anche di morire. “Manca ad oggi ancora- dice Oliva- la Radiologia Interventistica. Questo non garantisce le cure appropriate soprattutto in quei casi in cui il paziente non può essere trasferito”. Come se questo non bastasse il Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi continua ad essere in affanno a causa della carenza di personale. “Ci sono 150 accessi al giorno che affollano il Pronto Soccorso dell’Ospedale Perrino, personale sanitario alla deriva per l’aumento del tempo di permanenza dei pazienti dovuto alla carenza di posti letto che ingolfano il sistema salute- dice Giuseppe Carbone, Segretario Generale della FIALS- Un carico di lavoro che sta aumentando in maniera esponenziale e che non è più sostenibile. Criticità che si ripercuotono a cascata sul funzionamento del pronto soccorso e sul benessere organizzativo dei dipendenti”. Il rischio del collasso del sistema è reale ed è stato più volte portato all’attenzione della direzione generale della Asl. “La già gravissima insufficienza dell’organico medico nell’intera Asl che si acuisce nel periodo estivo determinerà nel brevissimo periodo un’ulteriore riduzione dell’offerta sanitaria già largamente compromessa dalla pandemia- sottolinea Oliva- Il pronto soccorso è al collasso, il numero dei medici è drammaticamente insufficiente .Al contrario il numero di accessi è elevatissimo anche per la centralizzazione dei flussi provenienti da tutta la provincia sul Perrino che è sovra utilizzato rispetto alle altre strutture dell’Asl. Questa denuncia si aggiunge alle precedenti legate al rischio che non si riesca a garantire l’assistenza ai pazienti COVID con insufficienza respiratoria , considerando la ripresa dei contagi, e al piano delle emergenze che necessita di una rivisitazione immediata visto il grave stato in cui versano divisioni strategiche nell’assistenza in emergenza urgenza e per cui attendiamo ancora una risposta. Nessuno sa dire quanto durerà questa epidemia, ma dobbiamo continuare ad attrezzarci. Considerando che la compromissione dell’apparato respiratorio è la complicanza più temibile del Covid, i due soli posti disponibili di terapia semi intensiva per tutta l Asl di Brindisi sono assolutamente sottodimensionati rispetto alle necessità e non puo’essere lasciato al solo reparto di malattie infettive il peso dell’assistenza di pazienti così complicati”. Non dimentichiamo inoltre la necessità della riduzione ed abbattimento delle liste d’attesa, secondo quanto indica l’art. 29 ‘Disposizioni urgenti in materia di liste di attesa’ di cui alla legge 126 del 2020” lasciate al palo, lanciato da FIALS in tempi non sospetti, “parliamo di oltre 20mila prestazioni specialistiche rinviate, in particolare radiologiche e cardiologiche, oltre migliaia di ricoveri, specie di malati oncologici e cardiologici, e di interventi operatori specialistici” rammenta Carbone.

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