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Perché, improvvisamente, tutte queste nuove malattie? Qualche risposta

Ci sono molti fattori coinvolti nell’accresciuta frequenza di emersione di nuove o “vecchie” malattie infettive. Alcuni derivano da processi naturali come l’evoluzione dei patogeni nel tempo, ma in realtà la maggioranza sono il risultato del comportamento e delle pratiche umane 

Una delle osservazioni che ricevo frequentemente, ogni volta che si discute di un nuovo patogeno – sia esso SARS-CoV-2, la misteriosa epatite nei bambini o il vaiolo delle scimmie – suona più o meno così: “ma cosa sta succedendo? Perché, improvvisamente, tutte queste nuove malattie?”

È il caso, quindi, di trattare brevemente la questione delle malattie emergenti, e particolarmente di quelle legate alla propagazione di agenti patogeni infettivi.


Innanzitutto qualche definizione: una malattia infettiva emergente è dovuta ad una infezione apparsa di recente all’interno di una popolazione, oppure ha incidenza o distribuzione geografica in rapido o incipiente aumento. L’emergenza di una malattia infettiva può essere connessa a nuovi o precedentemente sconosciuti agenti infettivi, oppure alla penetrazione in nuovi areali e popolazioni di agenti conosciuti, oppure allo sviluppo di virulenza precedentemente non presente da parte di agenti infettivi noti oppure infine al ritorno di patogeni e connesse malattie precedentemente diminuiti ed in nuovo rapido aumento.

Sotto questa definizione di malattie infettive emergenti possiamo chiederci a questo punto se il percepito aumento di tali condizioni sia un fenomeno reale, o sia solo una suggestione dovuta al momento storico che stiamo vivendo.


Nel 2007, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avvertito in un suo rapporto che le malattie infettive stanno comparendo a un ritmo mai visto prima. Dagli anni ’70 sono state scoperte circa 40 nuove malattie infettive, tra cui SARS, MERS, Ebola, chikungunya, influenza aviaria, influenza suina, Zika e più recentemente COVID-19.

Ci sono molti fattori coinvolti nell’accresciuta frequenza di emersione di nuove malattie infettive o nel riemergere di “vecchie” malattie infettive. Alcuni derivano da processi naturali come l’evoluzione dei patogeni nel tempo, ma in realtà la maggioranza sono il risultato del comportamento e delle pratiche umane. 

Affinché una malattia emergente si stabilisca, infatti, devono verificarsi almeno due eventi: (1) l’agente infettivo deve essere introdotto in una popolazione vulnerabile e (2) l’agente deve avere la capacità di diffondersi prontamente da persona a persona e causare la malattia. L’infezione deve anche essere in grado di sostenersi all’interno della popolazione, ovvero sempre più persone continuano ad essere contagiate. Man mano che la popolazione umana si espande e penetra in nuove regioni geografiche aumentano le possibilità e la probabilità che gli esseri umani entrino in stretto contatto con specie animali che sono potenziali ospiti di un agente infettivo. Quando questo fattore è combinato con l’aumento della densità umana e della mobilità, si arriva inevitabilmente ad una seria minaccia per la salute umana.


Inoltre, man mano che il clima terrestre si riscalda e gli habitat vengono alterati, le malattie possono diffondersi in nuove aree geografiche, perché vettori e parassiti possono trovare condizioni idonee. Questo accade, per esempio, per le zanzare e per le malattie che trasmettono, le quali ormai da decenni espandono il loro areale in regioni dove prima non erano state trovate.

Inoltre, l’immunità di popolazione della nostra specie è instabile, a causa sia della dinamica di esposizione ai patogeni, la cui concentrazione decresce al crescere dell’immunità, lasciando quindi non esposte le generazioni successive e creando le condizioni per una nuova ondata pandemica; questo accade anche quando, come nel caso del vaiolo, si è riusciti ad radicare un patogeno e di conseguenza si è abbandonata la vaccinazione di massa, perché il patogeno scomparso e il suo vaccino proteggevano da altri patogeni simili, i quali presentavano immunità crociata, come stiamo verificando ora con il vaiolo delle scimmie.

Questo accade anche a livello locale, come per esempio è successo per il morbillo, un’infezione altamente contagiosa e grave che era stata eliminata dagli Stati Uniti nel 2000, tornato a colpire a causa dell’aumento del numero di persone che scelgono di non vaccinarsi, a causa della disinformazione colpevole diffusa dai movimenti antivaccinisti. Come risultato del calo della copertura vaccinale, i casi di morbillo sono di gran lunga i più alti in questo decennio, il che, a sua volta, aumenta la velocità di evoluzione ulteriore del patogeno.


Infine, non va dimenticato un altro fattore che causa il riemergere di patologie infettive precedentemente sotto controllo, ovvero la resistenza acquisita degli agenti patogeni ai farmaci antimicrobici come gli antibiotici. Batteri, virus e altri microrganismi evolvono nel tempo e sviluppano una resistenza ai farmaci usati per curare le malattie causate dai patogeni; questo abbatte il muro che nel passato li teneva a bada, generando la riemersione di malattie infettive che apparivano sconfitte nel secolo passato. Il fatto che siano stati scoperti molti farmaci molto utili proprio nel secolo scorso, e che siano stati usati con tanto successo, ha per così dire “sincronizzato” la selezione naturale su moltissimi patogeni diversi, portando alla riemersione contemporanea di varietà resistenti di tutti quelli che evolvono a velocità simili, dando quindi a noi l’effetto finale di un aumento delle riemersioni nel nostro tempo.

Sapremo fronteggiare questo panorama, dovuto sia ai nostri comportamenti che, paradossalmente, al successo della nostra medicina? La cosa è possibile, come insegna ciò che stiamo vivendo; ma non a costo zero, e sapendo che la gara evolutiva tra i ricercatori e i nostri parassiti non può terminare, e va sostenuta quindi da tutti.

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