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Perché le sanzioni contro la Russia sono un boomerang, l’autogol che si ritorcerà contro l’Occidente

Un’altra ipotesi di eterogenesi dei fini. Le sanzioni economiche imposte dall’Occidente alla Russia sono certamente espressione dello strapotere economico che, oggi, l’Occidente stesso ha rispetto al resto del mondo. Ma sono destinate a costituire un potente fattore di accelerazione delle dinamiche volte a contrastare tale strapotere. La globalizzazione si è, sinora, svolta nell’alveo di strutture finanziarie largamente dominate dall’Occidente. Il sistema internazionale dei pagamenti, per fare un esempio, era (e tuttora è) essenzialmente basato sullo Swift (acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecomunications), con sede a Bruxelles.

Si tratta di una piattaforma belga di messaggistica, che connette migliaia di istituzioni finanziare di tutto il mondo per consentire in modo rapido e sicuro i trasferimenti di denaro. Esso è, perciò, uno strumento indispensabile per il commercio internazionale. Una delle sanzioni inflitte alla Russia è stata quella di escludere in larghissima misura le sue istituzioni finanziarie da tale sistema di pagamenti. E, di conseguenza, il sistema economico russo è restato quasi completamente isolato dal resto del mondo. Ancora, l’Occidente era (e tuttora è) il luogo, presso le cui istituzioni finanziarie sono depositate le riserve di quasi tutti i paesi del mondo. E un’altra delle sanzioni applicate alla Russia è stata quella di impedirle di disporre, stabilendone il congelamento, delle riserve depositate in Occidente.

Le sanzioni, in definitiva, hanno dimostrato a tutto il mondo che le strutture finanziarie, su cui si è sinora sviluppata la globalizzazione, non sono affatto impermeabili ai voleri della politica. La loro neutralità non è garantita da alcuna struttura sovranazionale e terza, con la conseguenza che sono obbligate a cedere di fronte al volere politico dei paesi di riferimento. In questo senso, mai come prima d’ora è apparso chiaro a tutti che le strutture che hanno accompagnato la globalizzazione sono uno straordinario strumento di potere, che può essere utilizzato a proprio piacimento dalla politica, quando decide di prevalere sulla economia. È sotto gli occhi di tutti che, nella vicenda della estromissione della Russia dal sistema finanziario internazionale, la Casa Bianca ha avuto una voce decisiva, mentre il Cremlino non ha potuto dire nulla.

È evidente che quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Perciò, non solo dei paesi occidentali. Questi, se da un lato sono preoccupati per le conseguenze delle sanzioni per le loro economie, dall’altro sono protagonisti di una manifestazione di forza senza precedenti. È vero che il ricorso a sanzioni economiche per colpire i governi di alcuni paesi ha radici antiche. Ed è anche vero che esse, in tutta la loro durezza, sono state già utilizzate durante la globalizzazione, per escludere dai circuiti internazionali, ad esempio, l’Iran o la Corea del Nord. Ma, in questo caso, le sanzioni finiscono con il risolversi nell’esclusione di una delle grandi potenze, la Russia appunto, dai processi di globalizzazione. Il messaggio inevitabilmente trasmesso, dunque, è che nessun paese al mondo può sentirsi al sicuro dall’evenienza che le élite occidentali lo estromettano dal mercato globale. Si tratta di un aspetto che non può non preoccupare i governi dei paesi non occidentali.

È, in definitiva, emerso con assoluta chiarezza che paesi che rappresentano circa un decimo della popolazione mondiale hanno un potere quasi assoluto sulle strutture della globalizzazione. Di fronte a una tale evidenza e tenendo conto che la conseguenza è il rischio di un vero e proprio crollo dell’economia del paese colpito, la Russia, è mai credibile che il resto del mondo resti passivamente a guardare senza pensare a come difendersi? Una evenienza del genere avrebbe potuto verificarsi alcuni decenni fa, quando nemmeno si profilava, all’orizzonte, una possibile alternativa al dominio economico degli Stati Uniti e del mondo occidentale. Ma, oggi, la situazione è completamente diversa. La Cina, secondo le previsioni di tutti gli economisti, è destinata ad avere, nel giro di qualche anno, una dimensione economica superiore a quella degli Usa e, perciò, a primeggiare. Ed è indubbio che la Cina stia osservando con attenzione quanto sta accadendo alla Russia, facendone tesoro. Sta studiando come evitare di trovarsi in quella situazione nel caso di contrasti con l’Occidente, e le occasioni di contrasto certamente non mancano, a cominciare dal dissidio sul futuro di Taiwan.

In presenza di un protagonista della dimensione della Cina, è evidente che la situazione non potrà restare inalterata. Essa dovrà certamente e presto cambiare. Le possibili linee di sviluppo sono due. La prima è quella, a cui ha già iniziato a lavorare la Russia: creare un sistema finanziario internazionale alternativo a quello occidentale. Come ha riferito Federico Fubini sul Corriere, l’atto di maggior rilievo compiuto da Putin il 9 maggio è stato non già il discorso, seguito con attenzione da tutto il mondo, ma la nomina dell’economista Maxim Oreshkin a capo di un gruppo di lavoro, che riorienti il sistema economico russo affinché si allontani dall’Europa, impari a commerciare senza fare ricorso al dollaro e stringa rapporti più stretti con i paesi dell’Asia, Cina ed India innanzitutto.

La modestia economica della Russia è tale che l’iniziativa non può essere in grado di sovvertire l’ordine economico mondiale. A meno che ad essa non collabori attivamente la Cina. In questo caso l’iniziativa non solo non potrebbe essere tacciata di velleitarismo, ma è probabile che raggiungerebbe in tempi brevi il risultato di spaccare in due il mercato globale, ponendo fine alla globalizzazione come è stata conosciuta sinora. L’altra alternativa è che la Cina sia ammessa nella stanza dei bottoni delle attuali strutture finanziarie internazionali. Circostanza che le consentirebbe, da un lato, di partecipare in posizione rilevante al governo del mondo e, dall’altro, di avere la garanzia di non poter essere colpita nello stesso modo in cui è, oggi, colpita la Russia.

Questa seconda alternativa è quella, probabilmente, più idonea a garantire la pace nel mondo. In ogni caso, quello che è certo è che gli equilibri economici, che hanno sinora guidato la globalizzazione, sono destinati presto a mutare. Le sanzioni alla Russia hanno costituito per il mondo occidentale una manifestazione di potere senza precedenti. Al tempo stesso, vanno viste come il canto del cigno di una posizione destinata, in un modo o nell’altro, ad essere, nell’arco di pochi anni, fortemente ridimensionata.

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