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Rdc: tolgono a 830 mila poveri 1,5 miliardi per pagare cose inutili

Meloni annuncia la stretta sulla misura: vale pochi euro per finanziare robetta tipo il taglio dell’Iva per il latte o il bonus tv… E così Giorgia Meloni ha ribadito, con apposite veline a mezzo stampa, che “stop, stop, stop”, cioè che vuole proprio tirar su due spicci togliendo il sussidio anti-povertà ai cosiddetti “occupabili” che […]

(DI MARCO PALOMBI – Il Fatto Quotidiano) – E così Giorgia Meloni ha ribadito, con apposite veline a mezzo stampa, che “stop, stop, stop”, cioè che vuole proprio tirar su due spicci togliendo il sussidio anti-povertà ai cosiddetti “occupabili” che però – ahiloro – non sono occupati: niente più reddito di cittadinanza dopo sei mesi (anziché diciotto) e – si presume – nessun rinnovo possibile dell’assegno. Come avete letto dalle testimonianze pubblicate sul Fatto parliamo di un attentato alla tranquillità e alla salute di gente che per larga parte, e solo grazie a quell’assegno, vivacchia appena sopra o appena sotto i limiti della povertà.

All’ultima rilevazione gli “avviabili al lavoro” tra i percettori del Rdc erano circa 830 mila, all’ingrosso un terzo della platea che viene aiutata dal sussidio, 173 mila di loro peraltro un lavoro ce l’hanno, ma guadagnano così poco che lo Stato integra il reddito o li aiuta con l’affitto: la maggior parte ovviamente è al Sud, dove l’offerta di lavoro è scarsa, molti hanno figli minori o disabili.

A questa gente Meloni, secondo le cifre fatte al tavolo di maggioranza, vorrebbe togliere nel solo 2023 tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro (a seconda se queste migliaia di persone saranno mandate sul lastrico da giugno o da agosto) e oltre 3 miliardi dal 2024 in poi. Quattro spiccioli nell’ottica del bilancio dello Stato che serviranno a cose magari utili (finanziare un aumento dell’assegno unico per i figli di famiglie numerose), magari inutili (dimezzare l’aliquota sui premi di produttività, togliere l’Iva a pane, pasta e latte), magari discutibili (dare sgravi fiscali alle imprese o il bonus per cambiare la tv) e magari dannose (l’aumento da 65 mila a 85 mila euro della soglia per accedere alla flat tax al 15% per le partite Iva). Quattro spiccioli che lasceranno decine di migliaia di cittadini senza protezione durante una recessione e che però consentono – insieme ad altre bandierine come l’immigrazione o le frescacce sulla famiglia tradizionale – alla premier anti-sistema che governa sull’agenda del sistema lasciatale da Mario Draghi di vendersi un contenuto “politico-culturale” autonomo del suo governo nel segno della piccola borghesia conservatrice, la vera constituency elettorale del centrodestra italiano.

Nonostante non ci sia una statistica che dimostri che il reddito di cittadinanza abbia diminuito la cosiddetta “propensione al lavoro” degli italiani, Giorgia Meloni lo ritiene “diseducativo” e “controproducente” perché “disincentiva al lavoro”: ora la premier insegnerà ai fannulloni a essere delle brave persone o – come scrisse Tommaso Padoa-Schioppa nel 2003 – farà riforme volte ad “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del XX secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”. Il segno ideologico è tipico: incentivare la guerra tra ultimi e penultimi, lasciando sereni primi, secondi e terzi che vivono già bene così.

Ovviamente Meloni non sa esattamente di cosa sta parlando: la povertà è una faccenda strana e complicata. Come detto, i percettori del reddito di cittadinanza “avviabili al lavoro” – che poi sono avviabili solo sulla carta perché non hanno titolo di studio o skills spendibili nell’immediato – hanno spesso bimbi a carico e quindi prenderanno parte del sussidio anche dopo, a non dire che potrebbero aver diritto, una volta spogliati del Rdc, ad altre prestazioni di welfare: i risparmi saranno, insomma, più bassi del previsto e, guardato bene, pure l’esercito industriale di riserva di disoccupati potrebbe essere non diverso dagli otto milioni di baionette di cui parlò uno statista apprezzato (in gioventù, per carità) dalla premier.

È per questo che, fino a venerdì sera almeno, al ministero del Lavoro non stavano affatto pensando a fare la guerra ai poveri: la ministra Marina Calderone, che se non altro è esperta della materia, non aveva intenzione di fare cassa sulla misura e semmai lavorava a strette simboliche come la perdita del beneficio al primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua (simbolica perché le offerte scarseggiano). Ora Meloni le forza la mano per dare un contentino a gente cui ha venduto per mesi i “fannulloni sul divano” e cui ha poco altro da dare se non la modesta eredità lasciatale da Draghi-Ferrer: adelante, ma con juicio.

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