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Salernoir, secondo appuntamento dell’anteprima con Roberto Costantini venerdì 27 al Teatro Genovesi.

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Sarà lo scrittore romano Roberto Costantini, creatore del commissario Balistreri della Trilogia del Male, e di Aba Abate solo apparentemente un’impiegata ministeriale, il prossimo ospite del ciclo di anteprime dell’VIII edizione del SalerNoir Festival le notti di Barliario, ideato dall’associazione Porto delle Nebbie, organizzato in collaborazione con la Fondazione Carisal e con il patrocinio del Comune e il sostegno della Fondazione Banco di Napoli, che si svolgerà dall’11 al 17 luglio nel centro storico di Salerno, con la direzione artistica della scrittrice Piera Carlomagno.

Seconda Anteprima dell’VIII edizione, dunque, venerdì 27 maggio, alle 19, al teatro Genovesi di via Sichelgaita, con la presentazione del nuovo romanzo della serie dedicata ad Aba Abate, intitolato “La falena e la fiamma” e edito da Longanesi. Dialogherà con l’autore, il giornalista Massimiliano Amato ideatore del Premio Attilio Veraldi per il festival; la presentazione sarà impreziosita dalle letture degli attori della Compagnia dell’Eclissi, che collabora con l’associazione nell’organizzazione del ciclo di anteprime.

Per partecipare alla serata basta una telefonata ai numeri 338.2041379 o 338.4077784. L’ingresso è gratuito, è disponibile il parcheggio. Sarà possibile acquistare il libro grazie alla collaborazione con la libreria Imagine’s Book.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Roberto Costantini, nato a Tripoli, è ingegnere e dirigente aziendale, è autore per Marsilio della Trilogia del Male con protagonista il commissario Michele Balistreri, bestseller in Italia e pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei, premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale “migliore opera noir degli anni 2000”. Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016. Gli ultimi tre romanzi hanno per protagonista l’agente segreto Aba Abate.

TRAMA DEL ROMANZO. Oggi sono Aba, una moglie e una madre. Oggi sono anche Ice, un’agente dell’intelligence. Allora avevo vent’anni. Non è una giustificazione, solo un fatto.

In quell’estate del 1999 ero ancora soltanto Aba Abate, la figlia del generale Adelmo Abate, l’uomo a capo dei servizi segreti italiani. Una studentessa universitaria, convinta di sapere tutto e di poter contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Per questa illusione ho scelto di prendere parte attiva a un gioco troppo più grande di me. Un gioco delle parti, un terribile gioco da spie, cominciato con una semplice e falsa partita a scacchi con l’uomo che mi avrebbe cambiato la vita. In quel momento, sotto l’ombra dei portici di Tripoli, davanti alla scacchiera, io non mi chiamavo Aba Abate. E lui forse non si chiamava davvero Johnny, non ho mai saputo il suo vero nome.

Ero una falena. Johnny era la fiamma che mi attirava, irresistibilmente, in un labirinto di complotti e pericoli, ossessioni morbose e fanatismi letali. Ho pagato il prezzo. E continuo a pagarlo.

Sono capace di ingannare chiunque, anche me stessa. Ma oggi lo so: le bugie essenziali per sopravvivere sono quelle che raccontiamo a noi stessi.

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