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Salvini in affanno torna sul sacro suolo di Pontida per ricompattare la Lega – La diretta

Dopo tre anni di stop a causa della pandemia di Coronavirus, il popolo della Lega torna a riunirsi sul sacro suolo di Pontida. Ma rispetto a tre anni fa la situazione è nettamente cambiata. Certo, è rimasta la scritta «Padroni a casa nostra». Ma tutt’intorno è diverso, soprattutto per Matteo Salvini. Già, perché il leader del Carroccio, quello che ha portato la Lega dal 4% al 34%, alle scorse elezioni ha perso terreno in tutto il Nord Italia. Ad avanzare, invece, la “compagna di coalizione”, Giorgia Meloni. Anche lei nel corso di questi ultimi anni è passata, almeno secondo gli ultimi sondaggi disponibili, dal 4% ad almeno il 20% delle intenzioni di voto degli italiani. E in quelle che furono le roccaforti leghiste, come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, ma anche il Friuli Venezia Giulia, Meloni è data ben davanti al suo “compagno di coalizione”, fino a doppiarlo, in alcuni casi. Un sorpasso che Salvini ha tentato di recuperare soprattutto negli ultimi mesi del governo Draghi, di cui la Lega stessa ha fatto parte. Ed è proprio il presidente Draghi che nella sua ultima conferenza stampa, senza far nomi, ha dichiarato: «La democrazia italiana è forte, non è che si fa battere dai nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati». E in particolare dalla Russia, ha sottolineato Draghi, «che negli ultimi 20 anni ha effettuato una sistematica opera di corruzione» in tutti i settori, dagli affari, alla stampa e, immancabilmente, anche nella politica. Il presidente dimissionario ha precisato che, allo stato attuale, non sussistono prove per sostenere che alcun partito politico italiano che concorrerà alle elezioni del 25 settembre abbia ricevuto finanziamenti russi. Lega inclusa, dunque. E Draghi, rispondendo ai giornalisti, ha fatto riferimento anche a «quello che ama i russi alla follia e vuol togliere le sanzioni, e parla tutti i giorni di nascosto con i russi. E va bene c’è pure lui, ma la maggioranza degli italiani non lo fa».


Lo scontro con il premier Draghi

E Salvini, pur non essendo stato menzionato, si è sentito chiamato in causa. Inizialmente ha detto di non essere lui la persona a cui faceva riferimento il presidente Draghi, salvo poi rispondere ancora: «Non ho sentito la conferenza stampa del premier, mica c’è scritto nella Costituzione che devo farlo. Oltre che parlare di pupazzi, spero che Draghi trovi il tempo per trovare altri soldi per aiutare gli italiani a pagare le bollette, perché non so se ha capito l’emergenza nazionale a cui stiamo andando incontro». Da Palazzo Chigi non è arrivato nessun commento, né arriverà. Del resto, parlando di tempo, il presidente Draghi ha incontrato settimanalmente visàvis il leader leghista. E dunque? Che è successo nel frattempo? La Lega si è trasformata in una polveriera. Una divisione tra la Lega di governo e la Lega di Salvini, ma anche la Lega dei presidenti di regione, così come quella degli esponenti regionali, provinciali e delle istituzioni locali, da Nord a Sud.


Gli interventi

E Salvini a Pontida auspica probabilmente di ricompattare tutti questi frammenti attorno al suo “Credo a Matteo”, lo slogan utilizzato in questa campagna elettorale, che rimbalza sulle t-shirt dei partecipanti. Ma chissà che quelli che un tempo furono al suo fianco credano ancora nello stesso futuro di Salvini. Tutti negano che il Capitano sia prossimo alla fase di “rottamazione”, in particolare il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, considerato da molti il possibile successore di Salvini alla guida del Carroccio. Ma anche il “duca” Fedriga sostiene che «La Lega è una e unita e deve rispondere agli impegni presi davanti al suo popolo» e che ora più che mai Salvini debba essere sostenuto. Mentre il governatore veneto Zaia si è spinto a dire che «l’autonomia vale anche la messa in discussione di un governo». Questo ora. Ma poi? Cosa succederà dopo il voto? Intanto, il popolo della Lega è in festa. Ad aprire le danze, almeno dagli altoparlanti, risuonano Al Bano e Romina, i Ricchi e Poveri e anche Fedez.

Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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