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Senato: Scarpinato e il passato che ritorna

(Roberta Labonia) – Nel silenzio tombale dell’aula del senato oggi il neo senatore 5 Stelle, ex magistrato Roberto Scarpinato, ha rivolto il suo j’accuse a Giorgia Meloni e al partito che rappresenta. Lei, ha detto rivolto alla neopremier, ha usato parole di condanna verso il periodo fascista, ma l’ideologia fascista, il neo fascismo, è ancora vivo fra di voi.

Le ha ricordato Pino Rauti, che ebbe parte attiva nelle trame degli anni dell’eversione. Le ha ricordato chi dei suoi ancora oggi, come Mollicone, celebra nelle stanze del Senato personaggi dal passato oscuro come il Generale Maletti, condannato in via definitiva perché coinvolto nello stragismo. Ha evocato l’assassinio di Falcone e Borsellino. Se in carcere ci sono finiti i mafiosi, gli esecutori materiali delle stragi, i mandanti sono ancora avvolti nel mistero. Scarpinato ha sottolineato alla Meloni che se è vero che lei condanna le mafie deve cominciare da quelle che si celano dietro i colletti bianchi e che tanta diseguaglianza e disagio sociale hanno generato nel Paese.

Gli unici applausi gli sono venuti dai senatori 5 Stelle. Le altre “opposizioni” non pervenute.

Evidentemente erano temi troppo gravi, troppo scomodi da ascoltare, quelli toccati da neo senatore. Appena insediati, i tanti, troppi parlamentari di lungo corso abituati ad una navigazione tranquilla, ad interventi di bassa cucina, alle trite manfrine dello scontro verbale contro chi magari, un attimo dopo, invitano a pranzo, altro non hanno saputo fare che opporre il silenzio, ostili.

Decisamente troppo è stato, il discorso di Scarpinato, per il neo presidente del Senato, onorevole Ignazio Benito La Russa, il quale non ce l’ha fatta a trattenersi e proprio quando l’ex magistrato stava ricordando alla Meloni e all’aula tutta che oggi al governo siede una forza politica come Forza Italia il cui leader ha pagato per decenni la mafia e il cui fondatore, Marcello dell’Utri, è un mafioso, l’ha stoppato bruscamente per poi mordersi la lingua e consentirgli di chiudere, da li a pochi secondi, il suo intervento.

Mai, a mia memoria, ho ascoltato parole così crude, così gravi, così inoppugnabili, in un aula del nostro Parlamento. È il passato che ritorna e con cui la nostra Repubblica ancora deve fare i conti.

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