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Su certi tipi di tumore l’intelligenza artificiale è più accurata degli oncologi

(Foto di Ansa) 

Cattivi Scienziati

Sul cancro al seno e quello gastrointestinale, le macchine sono state più precise dei medici. Ma bisogna sempre considerare il margine d’errore e riflettere sul rapporto rischi-benefici

Un giorno, forse, il “dottore automatico” diventerà una realtà; già oggi, tuttavia, esistono esercizi diagnostici in cui le macchine dotate di intelligenza artificiale battono gli umani.

 

L’ultimo esempio proviene da un articolo appena pubblicato su una rivista del gruppo JAMA. Lo studio in questione descrive un confronto fra la predizione di prognosi infausta a 3 mesi fatta da 74 oncologi con quella fatta da una intelligenza artificiale, per 2041 pazienti con cancro metastatico derivante da tumori solidi. 

Per i tumori genitourinari, del polmone e per i cancri rari non si sono ottenuti risultati significativi; ma per i tumori del seno e per quelli gastrointestinali – entrambi fra i maggiori responsabili di mortalità – l’intelligenza artificiale ha predetto nei pazienti nuovi la mortalità entro tre mesi in modo molto più accurato di quanto non sia stato fatto dagli oncologi. 

 

Questo risultato è stato ottenuto addestrando le macchine su un database costituito dai dati ottenuti da 28.484 pazienti vivi o deceduti, prendendo in considerazione inizialmente 493 caratteri derivati da caratteristiche demografiche, risultati di test di laboratorio, analisi varie e diagnosi raccolte negli ospedali coinvolti tra il primo gennaio 2013 e il 24 aprile 2019. I risultati hanno mostrato che l’intelligenza artificiale ha superato in accuratezza gli oncologi sia considerando l’intera popolazione (con una precisione di circa il doppio raggiunta dalle macchine rispetto agli umani) sia considerando le sottopopolazioni di cancro al seno e gastrointestinale.

 

In prossimità di eventi mortali, inoltre, l’intelligenza artificiale guadagnava ulteriore vantaggio sugli oncologi in quanto all’esattezza della prognosi, forse anche a causa di effetti psicologici che portano il medico all’idea di riuscire comunque a salvare il paziente.


E’ da notare che l’analisi delle predizioni è stata condotta in cieco, valutando le prestazioni dell’algoritmo e dei medici separatamente; questo rinforza l’idea che davvero, per quanto riguarda almeno alcune prognosi, le macchine possano essere migliori degli uomini, come già avviene in alcuni ambiti diagnostici.

 

Ora, risultati come quello illustrato possono portare ad immaginare società distopiche, in cui per esempio la decisione su come allocare le risorse sanitarie sia legata alla valutazione prognostica fatta da una macchina; in realtà, tuttavia, vi è un punto particolarmente importante da considerare.

Quando macchina e umano lavorano insieme – quando cioè in ambiti come quello illustrato il risultato di una macchina serve da prima analisi per un medico che possa successivamente approfondire le indicazioni ricavate – si potrebbero ottenere risultati ancora migliori, come sottolineato dagli stessi autori del lavoro indicato. Infatti, come indicato nelle conclusioni di questo interessante lavoro, sono in corso ulteriori valutazioni per studiare le prestazioni degli oncologi date le previsioni del modello e se l’uso del modello migliori la fiducia prognostica, il coinvolgimento del paziente e l’uso delle risorse alla fine della vita, per ottenere infine la migliore qualità di vita possibile per i pazienti, grazie ad una diagnosi migliore.

 

Dunque a questo punto, come spesso accade in medicina, il dilemma etico di una valutazione prognostica basata sì su parametri obiettivi, ma tuttavia ottenuti senza nemmeno l’anamnesi umana, può essere probabilmente superato ricordando che il particolare strumento utilizzato – l’intelligenza artificiale – è appunto uno strumento, che come tutti quelli costruiti dall’uomo va utilizzato innanzitutto in maniera appropriata, ed in secondo luogo considerando la possibilità di errore: per quanto possa essere piccola la probabilità a questa connessa, è ragionevole attendersi che l’interazione uomo-macchina, come accade in altri settori, sia superiore alla pura guida di un calcolatore, grazie alla combinazione di strumenti di analisi che funzionano con meccanismi molto diversi e che per questo possono fornire analisi più complete.

 

In ogni caso, il panorama che si apre per quanto riguarda lo sviluppo d’uso di sistemi di intelligenza artificiale in medicina è sempre più complesso; è molto opportuno che si rifletta sui rischi e sui benefici, come in ogni processo, evitando che il puro entusiasmo per la tecnologia o gli interessi commerciali prendano il sopravvento.

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