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Torturata e uccisa per malnutrizione e disidratazione: pena per 5 persone

Un caso noto alle cronache statunitensi. Sylvia Likens è stata torturata e uccisa a seguito di abusi, malnutrizione e disidratazione.

Un omicidio in piena regola mascherato da abusi, violenze e malnutrizione. Sylvia Marie Likens è una ragazza statunitense che venne uccisa brutalmente e torturata per tre mesi prima del suo decesso. Il fatto è accaduto a Indianapolis, nello Stato dell’Indiana. L’autopsia sul corpo ha dimostrato come il suo corpo fosse martoriato da più di 150 ferite e che la sua morte fosse ascrivibile a una combinazione di ematomi e shock peggiorati da un grave caso di malnutrizione.

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(Foto Pixabay)

Sylvia e Jenny Likens risedievano, nel giugno 1965, con i loro genitori a Indianapolis. Il 3 luglio la madre venne arrestata per furto e taccheggio e i le due sorelle vennero trasferiti nella pensione di Gertrude Baniszewki, madre di due sorelle Paula e Stephanie. Le ragazze avevano conosciuto Sylvia nella scuola Arsenal Technical High School. Gertrude con una somma di 20 dollari settimanali si prese l’incarico di tenere i fratelli Likens nella sua pensione. A seguito dei mancati pagamenti Gertrude cominciò a manifestare la sua frustrazione sulla ragazza iniziando una serie efferata di abusi e violenze.

L’invidia per il corpo di Sylvia, costretta a mangiare avanzi di cibo e poi i calci sui genitali: la storia e il processo

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(Foto Pixabay)

Il corpo di Sylvia Likens era invidiato da tutta la famiglia ospitante. Secondo le ricostruzioni del caso, la ragazza venne presa di mira perchè tutti erano gelosi del suo aspetto e del suo potenziale di vita. Venne così costretta a non mangiare cibo o a mangiarne dagli avanzi della spazzatura.

 “Non sei degna di sederti su una sedia!”

Anche le sorelle e presunte amiche di Sylvia concentrarono le loro violenze sulla ragazza. Quando Sylvia dichiarò di aver conosciuto un ragazzo a Long Beach venne accusata di “aver fatto qualcosa” e di essere rimasta incinta. In quel momento Paula, figlia di Gertrude le diede un calcio nei genitali facendola cadere dalla sedia e intimandola: “Non sei degna di sederti su una sedia”.

Le sorelle Likens informarono la sorella maggiore degli abusi ma non vennero prese sul serio. Vennero eseguiti accertamenti sul corpo di Sylvia anche dall’infermiera della scuola che disse che aveva “un aspetto simile ad uno zombie”. A causa dell’aumento delle violenze, Sylvia peggiorò gravemente. Una grave malnutrizione seguita dagli shock subiti aggravarono le sue condizioni. Venne poi rinchiusa nel sottoscala e le venne marchiato con un ago surriscaldato una frase intimidatoria sul suo addome

“Sono una prostituta e orgogliosa di esserlo”.

Sylvia tentò disperatamente di scappare dal seminterrato ma le violenze furono sempre più inaudite e la sua forza cominciava a stentare. La ragazza morì a 16 anni nel seminterrato della casa di Gertrude. Il processo per la famiglia Baniszewski durò diversi giorni. L’accusa era di chiedere la pena di morte per tutti e cinque gli imputati. Il sostituto procurato Marjorie Wessner presentà l’argomentazione conclusiva dichiarando che le torture erano “da far rivoltare lo stomaco” e paragonò il trattamento a quello commesso dai nazisti nei campi di sterminio.

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