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Voto di scambio per il clan di Ponticelli, si va verso il processo

Verso il processo gli indagati per voto di scambio alle scorse elezioni regionali in provincia di Napoli. Il sostituto procuratore della Dda di Napoli Giuseppe Visone ha infatti notificato la chiusura delle indagini a carico di otto indagati per l’inchiesta culminata nel blitz dello scorso luglio (leggi qui l’articolo). Tra gli indagati anche il consigliere regionale Carmine Mocerino che in quella tornata sfondò la fatidica soglia delle 10mila preferenze (leggi qui l’articolo). Il consigliere regionale eletto nella lista ‘De Luca Presidente’ figura tra gli otto indagati dell’indagine che vede come protagonisti Pasquale Salvatore Ronza, detto Calimero, e Mario Chiummiello, detto Guappariello. Quest’ultimi sono accusati di aver picchiato uno degli otto indagati, Ciro Bisogni, 47 anni, soprannominato “o’ cecoff”, che davanti a un seggio al rione Caravita di Cercola stava reclutando voti per conto di Mocerino: è stato ritenuto colpevole di non avere versato mille euro, come tangente al clan De Luca Bossa Minichini  per la compravendita delle preferenze. Attività per la quale aveva avuto in dotazione 10mila euro, sempre secondo gli investigatori. Tra gli altri indagati figurano Pasquale Ariosto, Giuseppe Castiello, lo stesso pentito Rosario Rolletta e Giuseppe Romano oltre a Bisogni.

Le dichiarazioni del pentito Rolletta

Decisive per la composizione dei tasselli dell’inchiesta le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Rosario Rolletta. L’ex ras ha raccontato ai magistrati:«Ricordo che il giorno dell’elezione al consiglio regionale della Campania fui avvicinato da ‘Calimero’ ossia Pasquale Ronza e da una persona che saprei riconoscere in foto che veniva per conto di Mimì Amitrano ‘a puttana e Giuseppe De Luca Bossa che mi chiesero di andare a chiamare Ciro Bisogni che si era comportato male con il sistema perchè aveva chiesto e comprato voti al Caravita senza chiedere l’autorizzazione al sistema di Ponticelli e senza aver pagato alcuna tangente al clan». Non appena Bisogni fu portato al cospetto di Ronza scattò un violento pestaggio come raccontato dallo stesso Rolletta:«Bisogni non ebbe nemmeno il tempo di avvicinarsi a loro che fu aggredito da Ronza. Il pestaggio proseguì fino al ballatoio della mia abitazione. L’aggressione fu così violenta che tutti gli abitanti del palazzo si avvicinarono. Dopo il pestaggio, abbiamo iniziato a parlare fuori dal mio ballatoio, in particolare si discuteva della somma di danaro che Bisogni doveva versare al clan. Nell’occasione, il Calimero ed il suo accompagnatore gli contestarono anche il fatto che Bsiogni non aveva fatto sapere nulla dell’estorsione al campo sportivo di Cercola ove il  prima lavorava. Tornando alla questione delle elezioni, in un primo momento Calimero chiese il pagamento al Bisogni di tremila euro».

Le accuse contro il consigliere regionale Mocerino

Sempre secondo Rolletta: «A seguito del mio intervento, la somma da pagare scese a mille euro che, secondo Calimero, doveva essere pagata da tale Romano (Giuseppe Romano consigliere comunale di Cercola), ossia la persona su mandato della quale, Bisogni Ciro aveva comprato i voti a Caravita. Nella circostanza venni a sapere che Romano si era avvalso non solo del Bisogni per comprare questi voti ma anche di (omissis)». Dunque secondo la Procura e come ribadito nell’ordinanza firmata dal gip Marcello De ChiaraMocerino avrebbe consegnato a Romano, suo referente politico, la somma di 10mila euro da destinare ai cittadini del quartiere Caravita, soldi che avrebbero dovuto passare per Ciro Bisogni in qualità di tramite.

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